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Postato alle 11:48&! nbsp;di& nbsp;mercoledì, 15 luglio 2009
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Emmeleia]

(Roberto Russo)
“Ricorda di essersi aggrappato ad una nuvola e di essere rimasto lì per tutto il resto della sua vita.”
Palazzo Legari, Alessano ore 20.30
28 Luglio - IL VALZER DI VITTORINO
Pièce teatrale di Abele Longo e Roberto Russo
Regia: Ippolito Chiarello
Voci recitanti: Ippolito Chiarello, Nadia Esposito
Musiche a cura di Cosimo Leuzzi (clarinetto) e Rocco Nigro (fisarmonica)
Il Valzer di Vittorino si ispira alla vita di Vittorino Morciano (Alessano 1918-1990), clarinettista di talento che subito dopo la Guerra rimase vittima di un incidente stradale insieme alla banda per cui suonava. Tutti morti o gravemente feriti, Vittorino fu l’unico ad uscirne illeso, anche se dall’incidente non si riprenderà mai e verrà ricoverato in seguito in manicomio. L’adattamento teatrale mette in scena la vicenda di Vittorino soffermandosi su di un mondo la cui fine coincide, grosso modo, con la morte del protagonista. È lo stesso Vittorino a raccontare la sua storia, nei modi tipici della schizofrenia. Ne risulta una serie di monologhi e di dialoghi uniti per associazioni, analogie, rimandi, in modo da creare tante “soggettive”. Sullo sfondo di un Salento tragico e mitico in cui passato e presente si sovrappongono, prendono forma personaggi che si moltiplicano e diventano uno, frammenti di sogni e realtà raccontati al ritmo di un valzer che non riesce a portare requie a una storia triste e dolorosa.
Postato alle 10:31&! nbsp;di& nbsp;mercoledì, 15 luglio 2009
da: [
Emmeleia]

(Ensemble Terra d'Otranto)
IL MONTESARDO festival internazionale di musica antica - X edizione
Tema della X edizione Barocco e Neobarocco
Ente organizzatore Regione Puglia e Città di Alessano
Direzione Artistica Doriano Longo
28 luglio - 1 agosto NEOBAROCCO
24 agosto - 5 settembre BAROCCO
NEOBAROCCO Palazzo Legari, Alessano ore 20.30
28 Luglio - IL VALZER DI VITTORINO
Pièce teatrale di Abele Longo e Roberto Russo
Regia: Ippolito Chiarello
Voci recitanti: Ippolito Chiarello, Nadia Esposito
Musiche a cura di Cosimo Leuzzi (clarinetto) e Rocco Nigro (fisarmonica)
29 Luglio - SCIROCCO
reading/concerto su poesie di
Abele Longo, Francesca Pellegrino,
Carmine Vitale
Reading degli autori
Musiche a cura di Rocco De Santis (chitarra) e Doriano Longo (violino)
1 agosto - ALLO SCIROCCO SI FA IL CALLO
La poesia di Francesca Pellegrino
Reading dell’autrice
Musiche a cura di Rocco Nigro (fisarmonica)
BAROCCO
24 Agosto - Chiesa di S. Antonio, Alessano ore 20.30
Lieti Giorni di Napoli - op. XI di Girolamo Melcarne “Il Montesardo”
prima esecuzione assoluta in tempi moderni
ENSEMBLE TERRA d’OTRANTO
Alberto Allegrezza (voce, flauto a becco), Francesca Santi (soprano)
Doriano Longo (violino barocco, concertazione e direzione) Luca Tarantino (chitarra spagnola), Pierluigi Ostuni (tiorba), Michele Visaggi (cembalo)
25-27 agosto - Palazzo Legari, Alessano
Le opere per cembalo di Händel
Master class di cembalo - docente EGON MIHAJLOVIC
26 Agosto - Chiesa di S. Antonio, Alessano ore 20.30
Omaggio a Händel nel 250° anniversario della morte
EGON MIHAJLOVIC cembalo
28 agosto - Chiesa di S. Antonio, Alessano ore 20.30
Giovanni Paisiello - Dodici Capricci e Rondò
prima esecuzione assoluta in tempi moderni
Cembalo - Egon Mihajlovic
Violino barocco - Doriano Longo
Concerto offerto dall’Istituto Internazionale “Musica Antiqua Perast” (Montenegro)
30 Agosto - Chiesa Madre, Montesardo ore 20.30
Movere et Delectare - Concerti in stile italiano
Ensemble del festival
direttore: Jerome Correas
31 agosto - 5 Settembre
Concerti, Corsi e seminari
a cura dei docenti del Dipartimento di Musica Antica del Conservatorio di Lecce
Postato alle 17:17&! nbsp;di& nbsp;domenica, 12 luglio 2009
da: [
Emmeleia]

Mercoledì 10 giugno 2009, a Roma, presso la Sala Convegni del Museo Teatrale del Burcardo, l'Associazione Culturale Reprò, il Sindacato Nazionale Scrittori e la Siae hanno premiato la scrittrice e poliartista Nina Maroccolo, vincitrice della seconda edizione del Concorso di Letteratura on-line della rivista "Le Reti di Dedalus" con il racconto Malestremo. Nina ha trasformato la lettura del suo racconto in una performance meta-teatrale a sorpresa, coinvolgendo anche il pubblico presente.
Ecco la motivazione del Premio:
“Nei testi di Nina Maroccolo si rinviene la forte attitudine a mescidare prosa narrativa, poesia e teatro, abbattendo steccati formali e, in fondo, fittizi, aspirando ad una sorta di scrittura totale che pulsa e respira obbediendo a traiettorie espressive sempre originali che non si peritano di incrociare bagliori lirici e prospettive storiche e concettuali, mettendo in connessione ed interfaccia campi semantici anche assai diversi. C’è, inoltre, nei suoi testi una viva coscienza civile e politica come si evidenzia in Annelies Marie Frank, composita opera scenica ispirata alla tragedia di Anna Frank, morta nel lager di Bergen-Belsen, o nel racconto Malestremo che ricama diacroniche visioni ed estrose congetture a partire dal mistero della scomparsa del fisico Ettore Majorana. La circolarità della parola letteraria di Nina Maroccolo ci sembra, quindi, che rifletta bene il flusso ‘eternaneo’ (come avrebbe detto Gianni Toti) e i processi multi-link in atto e ‘in progress’ nelle ciber-scritture della Rete”.
Malestremo
Vedendo le dita del suo dolce amore trafitte dall’ago, un gioielliere tedesco, tale Nicola Bescoten, inventò il ditale e glielo portò in dono, impresso in oro massiccio. Vedete come sono sentimentali i tedeschi? Per alleviare le impercettibili trafitture di un ago t’inventano il ditale: poi ci ripensano e creano la bomba atomica.
dal Dizionario enciclopedico dell’Amore
di Nizza & Morbelli, Roma 1948
Cosa direbbe il ragazzo di via Panisperna, Ettore Majorana, che mai avrebbe scisso l’atomo umano in due? Preferì scomparire, senza santimonia, nel tratto acheròntico Napoli-Palermo.
Bastasse un ditale, a proteggere l’impronta orliccia di quell’indefinibile malestremo chiamato identità! Come se un qualsivoglia, mondano filosofo putredinista designasse l’origine di meravigliosa trina solo in un impalpabile battesimo d’inchiostro – e con estremo cordoglio.
Anche lei non mostra convinzione: oscilla la testa, esprime discorde movenza.
“Non va, proprio non va!,” e si punge il dito coll’ago da cucito. Lei che tende al guasto, all’istanza riparatrice, rammendando il calzino sfilaccicato in cui vive. Ed ora, il ditale, resta per terra.
Ogni persona che veramente ami, impallidisce dinnanzi al caro bene – si rileva dalle Corti d’Amore d’un tempo. Eppure ogni amore reclama un suo primato, mira alla quantità del sentimento: alla contabilità del dare e dell’avere. Sebbene non funzioni sempre così, e lei, Andromaca, lo sapesse bene, pur continuando – replicando quel pensiero da protocollo amministrativo – a bucarsi le dita per lo sdegno.
L’identità c’entrava eccome, in quel suo malessere. Ma l’amore è amore, e non bastava, non basterà un ditale a pungerne l’immortalità. Né sommessa fraudolenza.
Lei sente che potrebbe svenire a questo pensiero:
“Dov’è il mio bene? Sono ospite d’un calzino, ma il tuo piede è assente. Due soluzioni in assolo. Due identità mancanti… Ciò che a ognuno è dovuto?!
Dovremmo essere qui, amanti negli stessi calzini, anche ladri delle stesse monete, se serve!”
Postato alle 18:53&! nbsp;di& nbsp;mercoledì, 08 luglio 2009
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Emmeleia]
Coro
Dagli atrii muscosi, dai fori cadenti,
Dai boschi, dall'arse fucine stridenti,
Dai solchi bagnati di servo sudor,
Un volgo disperso repente si desta;
Intende l'orecchio, solleva la testa
Percosso da novo crescente romor.
Dai guardi dubbiosi, dai pavidi volti,
Qual raggio di sole da nuvoli folti,
Traluce de' padri la fiera virtù:
Ne' guardi, ne' volti, confuso ed incerto
Si mesce e discorda lo spregio sofferto
Col misero orgoglio d'un tempo che fu.
Postato alle 21:03&! nbsp;di& nbsp;lunedì, 29 giugno 2009
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Emmeleia]

(Giuseppe De Nittis)
...
GUIDO - E le donne... per te come sono? Cose reali?
GIOVANNI – Le donne... Bisogna vedere quali...
GUIDO – Quelle che hai amato tu, direttamente, e che poi sono scomparse dalla tua vita, quelle sono proprio come tutte le altre cose reali... Ma ci sono anche di quelle, non mie per esempio, ma di altri, che anche a ricordarle dopo tanto tempo pigliano sempre un senso di eternità...
GIOVANNI – Che vuoi dire?
GUIDO – Questo: sei mai stato attratto, tu, soltanto a sentirne parlare, dalle donne degli altri?
GIOVANNI – Io no...
GUIDO – E io sì, invece... O perlomeno ho avuto per queste donne una simpatia che era più che amicizia. Conoscevo soltanto le loro parole e il loro modo di amare. Ho avuto desiderio di incontrarle e di diventare loro amico.
Nate, per me, dalle confidenze dei miei amici, scomparivano troppo presto e avrei voluto che per me continuassero a esistere... Più presto di loro, però, finiscono quasi tutte le cose reali, che sono state nostre o che ci hanno interessato. Quelle donne, invece, anche se ce ne ricordiamo dopo tanto tempo, pigliano sempre un senso di eternità.
GIOVANNI – Il motivo c’è. Frequentare qualcuno è sempre seguirne l’evoluzione, assistere a qualcosa che non si ferma, che cambia e che fluttua, che offre alcuni motivi di conferma e molti di cambiamento. Più spesso di cambiamento. Il quadro, invece, che te ne fa un altro, rimane fermo. Ecco perché è più facile cogliere in un quadro, o in un racconto, un senso di eternità.
[...]
Da Mario Verdone, ‘Davanti al ponte di ferro’, atto da camera, in Correre per vivere (Editoriale Sette, Milano)
La produzione letteraria di Mario Verdone include oltre a poesie, traduzioni e resoconti di viaggi, tutta un’opera che possiamo collocare nell’ambito del teatro da camera, di un teatro cioè pensato per piccoli ambienti, per una lettura da leggio o radiofonica, che si caratterizza per la brevità del testo e il numero ristretto dei personaggi. Kammerspiel è il termine con cui questo genere è conosciuto nei Paesi di lingua tedesca dove si è sviluppato con un repertorio molto ricco, contrapponendosi al teatro tradizionale per la sua natura lontana dalle logiche commerciali (il rifiuto del divismo in favore dell'equilibrio d'insieme). Così come per la musica da camera, ci troviamo di fronte a un genere che, pur proponendo per grandi linee la struttura di opere di respiro più ampio, non va considerato come minore ma come genere a sé. Infatti, nonostante si parli di teatro, ci troviamo di fronte a dei testi che hanno spesso una loro autonomia, che non si configurano in confini rigidi e si prestano a diverse possibilità di adattamento.
[...]
Nonostante i lavori di Verdone vadano dagli inizi degli anni Sessanta alla fine dei Novanta, compongono un’opera omogenea, in sè compiuta, caratterizzata da determinati elementi narrativi e stilistici. Emerge innanzitutto Siena (città dove l’autore ha vissuto fino all’età di ventiquattro anni) come luogo privilegiato della rappresentazione i cui ambienti, ricreati nei dettagli, rivivono nei dialoghi dei personaggi. Si tratta di storie che hanno la famiglia come nucleo centrale di cui vengono evidenziati i moti interni dell'animo e le dinamiche psicologiche dei suoi componenti. Si avverte inoltre l’influenza del cinema nell’uso del flashback, di dialoghi brevi e concitati, e nel “montaggio” fluido dei vari quadri che proietta lo spettatore in diversi periodi di tempo (anche storici) oltre che in nuove situazioni drammatiche.
[...]
Davanti al ponte di ferro (1961) richiama a certe intuizioni di Pinter, abbiamo infatti dei personaggi in apparenza normali che si trovano a vivere situazioni inconsuete, mentre cercano di darsi delle risposte che rivelano soprattutto le loro insicurezze e fobie. Come in Federigo Tozzi, veniamo rapiti dal flusso dei pensieri e delle immagini del protagonista, un pittore il cui mondo sembra essere emanato dalla sua stessa tavolozza.
Quest’atto unico diviso in tre scene ha dei dialoghi più propriamente teatrali. Si sofferma sul non detto e le parole si caricano di significati diversi diventando indizi per possibili chiavi di lettura della storia che Giovanni, il protagonista, racconta all’amico Guido in una notte fredda a Roma. Il racconto di Giovanni, che approfitta della permanenza a Siena a casa di un suo zio per sedurre la moglie di lui, va oltre le implicazioni solite del classico triangolo. Non sembra essere la passione a muovere Giovanni quanto una sorta di noia esistenziale che lo porta, come in un gioco, a volersi disfare di tutto e di tutti, anche dello stesso zio da cui dipende economicamente. Forse tutto un gioco è la stessa storia di Giovanni che sembra confezionata apposta per Guido, in continua ricerca di storie altrui, capace di essere attratto da una donna «soltanto a sentirne parlare». Mentre le cose “reali” sono destinate a scomparire, come osserva Giovanni a proposito di un ponte che sta per essere demolito, le storie immaginate hanno invece una vita più duratura. Il fazzoletto dell’amata che Giovanni dà alla fine a Guido potrebbe non essere altro che un espediente per sbarazzarsi di Guido che saluta con un addio.
[...]
Abele Longo
Da ‘Mario Verdone - Esegesi di un teatro da camera’ in Omaggio a Mario Verdone, a cura di Eusebio Ciccotti, giugno-dicembre 2008. Editore Longo (Ravenna).
Postato alle 19:27&! nbsp;di& nbsp;venerdì, 26 giugno 2009
da: [
Emmeleia]

E' MORTO MARIO VERDONE ALL'ETA' DI 91 ANNI.
Eusebio Ciccotti: "Con Mario Verdone se ne va un grande uomo. E il Novecento è finito davvero" .
Oggi 26 giugno alle ore 16 veniva a mancare a Roma, Mario Verdone, padre di Carlo Verdone. Eminente studioso del Novecento, poeta, drammaturgo e scrittore. Ho chiesto a caldo ad Eusebio Ciccotti, allievo, assistente e amico di Mario Verdone dal 1980, curatore di alcune sue opere e di un recente Omaggio a Mario Verdone (Longo, Ravenna) presentato in questo blog, un ricordo del suo maestro:
Eusebio Ciccotti : "Sono molto addolorato, l'ho sentito cinque giorni fa dalla clinica. Mi ha detto: 'Non è una cosa bruttissima ma neanche bella. Ti saluto con affetto, Eusebio' . E io di rimando: 'Ti aspetto a casa'.
Abele Longo: Quale è stato il ruolo di Mario Verdone negli studi del cinema e dello spettacolo nel '900?
E.C.: Centrale. Studioso di tutte le arti, era amico di René Clair, Vittorio De Sica, Roberto Rossellini, Federico Fellini, Manoel De Oliveira e tanti altri registi. E' stato un vero studioso comparatista, prima che la comparatistica venisse insegnata nelle univeristà. Sapeva collegare magistralmente le diverse arti sia a livello storico e stilistico che teorico.
A. L.: Credi che la sua opera sia ancora da studiare a fondo?
E.C. Sicuramente su Mario Verodne, nei prossimi anni ci saranno studi, tesi, libri e convegni, Molto è ancora da studiare della sua opera saggistica e creativa. Con la scomparsa di Mario Verdone finisce veramente il Novecento. Manoel de Oliveria lo ha definito un "fine studioso".
Abele Longo
Londra-Roma, 26 giugno 2009, ore 19.00
Ciao Mario.
Postato alle 19:51&! nbsp;di& nbsp;mercoledì, 10 giugno 2009
da: [
Emmeleia]

“Nulla esiste e, ammettendo che esista, non potremmo conoscerlo, e se ci fosse possibile conoscerlo, non avremmo alcun modo di comunicarlo. Suona così nei secoli dei secoli il ceffone di Gorgia a quel Parmenide che ha inventato l'essere, identificato con il pensiero.... Ho in orrore parola e pensiero, e non soltanto perché mascherato sotto gli sghignazzi, smorfiato l'autoinganno, l'errore, ma parola e pensiero intesi proprio in quanto illustrazioni-immagini."
C.B.
Postato alle 00:38&! nbsp;di& nbsp;giovedì, 12 marzo 2009
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Emmeleia]

Cantu de tutti li canti
Cuntu de tutti li cunti
Vasame cu tutti li vasi de tutta la vucca toa:
megghiu de lu mieru ete quando me ncarizzi,
la ‘ndore tou ete leddhu cu llu sienti,
na sapore rande tene lu mone tou:
pe quistu te amanu le vagnone:
ieni, sciamu!
Famme trasire intra alle stanze toe,
presciamuni l’amore megghiu de lu mieru
(dalla versione in salentino di Fabio Tolledi)
Astragali Teatro
Fabio Tolledi - Fabrizio Lelli -Doriano Longo
Mandy Feingers - Jonathan Maman - Even Cohen
Un percorso attraverso il Cantico dei Cantici o semplicemente Cantico,
che in ebraico è shìr hasshirìm e in latino Canticum (canticorum). Alla trascrizione in neo salentino di Fabio Tolledi , per lo spettacolo “Q - il cantico dei cantici per lingua madre” del 1999, si accompagneranno
Doriano Longo, che suonerà la viella, antico e difficile strumento a corde medievale,
e si cimenterà con la messa in musica dellla partitura presente nel quadro di Caravaggio “ Riposo durante la fuga in Egitto”,
gli studenti della “Ofeq per giovani di talento” di Gerusalemme,
coordinato dal prof. Mandy Feingers; il lettore/allievo Jonathan Maman e il cantore Even Cohen
intrecceranno le sonorità del cantico nella pronuncia tradizionale
e secondo la melodia sefardita.
Fabrizio Lelli dell’Università del Salento aprirà una riflessione
sui diversi testi del Cantico.
Con un ulteriore tessuto di immagini il teatro diverrà luogo del dipanarsi dei misteri di parole liturgiche, antiche, dei misteri di una lingua madre che ancora riesce a dirci della sapienzialità e del potere evocativo della parola.
Si invita a visitare:
Postato alle 00:40&! nbsp;di& nbsp;mercoledì, 11 marzo 2009
da: [
Emmeleia]
Roma, 6 aprile, 1970
Caro Mario,
Ti ringrazio della tua lettera e della tua recensione appassionata. Sei sempre un molto caro amico. La tua presenza mi è sempre stata di conforto.
Adesso sto partendo per Parigi dove penso di fermarmi almeno una settimana, ma quando torno ci vedremo senz’altro.
Un abbraccio,
Tuo,
Federico Fellini
Per gentile concessione dell’Editore Longo (Ravenna)
L’editore Longo saluta i novant’anni dell’autore, documentarista e studioso del Futurismo Mario Verdone, con un Omaggio della storica rivista «Il lettore di provincia» (giugno-settembre 2008, 168 pp., a cura di Eusebio Ciccotti). Il monografico presenta saggi strutturati per sezioni: letteratura (Eraldo Affinati, Anne Christine Faitrop-Porta, Ermanno Paccagnini, Roberto Ubbidiente, Mario Lunetta, Alfredo Luzi); teatro (Abele Longo, Gianfranco Bartalotta, Cezary Bronowski), cinema (Flavia Brizio-Skov, Roberto Campari, Eusebio Ciccotti, Sergio Micheli); futurismo (Simona Cigliana, Claudio Marchi, Lucia Re). Nella sezione Testimonaze, ricordi di Gianfranco Bettetini, Sofia Corradi, Manoel de Oliveira, Franca Pinto Minerva, Marcello Marin, Josef Pecak, François Proia, Carlo Verdone e Luca Verdone. Nella sezione Lettere, tra le altre, missive inedite di Federico Fellini, René Clair, Manoel de Oliveira.
Omaggio a Mario Verdone, «Il lettore di provincia», giugno-dicembre 2008. Editore Longo (Ravenna).
Postato alle 18:49&! nbsp;di& nbsp;giovedì, 05 febbraio 2009
da: [
Emmeleia]

SIGISMONDO
È vero. Occorre domare
questa natura ribelle,
questa furia, quest'assillo,
se al sogno in caso torniamo.
E lo faremo, avvertiti
da un mondo così bizzarro,
dove vivere è sognare;
e l'esperienza m'insegna
che l'uomo che vive sogna
quel che è, fino al risveglio.
Sogna il re il suo stesso regno,
e vivendo in quest'inganno
regna, dispone e governa;
ed il plauso, che fugace
riceve, lo scrive al vento,
e la morte - sorte ingrata! -
in cenere lo trasforma.
E chi vorrà più regnare
sapendo che si risveglia
già nel sonno della morte?
Sogna il ricco la ricchezza,
che tanti affanni gli reca;
sogna il povero la propria
tribolazione e miseria;
sogna chi accresce i suoi beni,
sogna chi cerca e s'appena,
sogna chi opprime ed offende;
e nel mondo, in conclusione,
tutti sognano ciò che sono,
ma nessuno lo comprende.
Io sogno che qui mi trovo
da questi ceppi fiaccato,
e ho sognato di vedermi
in più lieta condizione.
Cos'è la vita? Delirio.
Cos'è la vita? Illusione,
appena chimera ed ombra,
e il massimo bene è un nulla,
ché tutta la vita è sogno,
e i sogni, sogni sono.