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Postato alle 01:48&! nbsp;di& nbsp;sabato, 13 giugno 2009
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Emmeleia]
“Solo contro tutti, Carmelo Bene era consapevole di non esistere, davanti ad una massa davvero inesistente, ma convinta di esistere. Una massa informe che, come un cane di Pavlov, applaudiva quando Bene, ad esempio, inveiva contro le tasse, si bloccava perplessa quando, dopo l’applauso, Bene si scagliava contro “Le non tasse”, e rumoreggiava quando i sacri luoghi comuni della famiglia, della vita e della democrazia venivano calpestati e ridotti a ciò che sono: parole, incantesimi, fatalità millenarie.”
Fabrizio Ponzetta
Postato alle 19:51&! nbsp;di& nbsp;mercoledì, 10 giugno 2009
da: [
Emmeleia]

“Nulla esiste e, ammettendo che esista, non potremmo conoscerlo, e se ci fosse possibile conoscerlo, non avremmo alcun modo di comunicarlo. Suona così nei secoli dei secoli il ceffone di Gorgia a quel Parmenide che ha inventato l'essere, identificato con il pensiero.... Ho in orrore parola e pensiero, e non soltanto perché mascherato sotto gli sghignazzi, smorfiato l'autoinganno, l'errore, ma parola e pensiero intesi proprio in quanto illustrazioni-immagini."
C.B.
Postato alle 21:09&! nbsp;di& nbsp;lunedì, 11 maggio 2009
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Emmeleia]
APPENDICE AI VERSI DI GIACOMO
Postato alle 09:19&! nbsp;di& nbsp;martedì, 05 maggio 2009
da: [
Emmeleia]
La follia è un tema musicale di origine portoghese tra i più antichi della musica europea e nasce tra il XVI ed il XVII secolo come una danza popolare ballata da pastori e contadini. Introdotta nel ‘600 nella musica “colta” (nella variante detta “tarda follia”), essa è stata usata da innumerevoli compositori, non ultimo, nel 1700 da Arcangelo Corelli nella Sonata per Violino op. 5 n. 12.
Sullo “sfondo” musicale di questa “follia”, Michaël Dudok de Wit (Olanda 1958) fa danzare il monaco ed il pesce, i protagonisti “visibili” di questo delicatissimo cortometraggio, le cui sequenze sono realizzate tratteggiando le immagini con inchiostro di china direttamente sulla pellicola con l’aggiunta successiva del colore con sfondi ad acquarello.
Il risultato finale è incantevole e suggestivo: una poesia in cui le immagini si sostituiscono ai concetti e la musica al ritmo del verso. Una metafora del desiderio? della conoscenza? della relazione? Comunque si voglia leggere ed interpretare questo breve capolavoro, è innegabile che è la musica a condurre là dove le immagini riescono solo ad alludere: al sogno in cui l’ansia e la folle ossessione del “possesso”, si arrende all’attesa dell’incontro in cui il reciproco darsi, libera i due protagonisti dai confini in cui la propria natura li ha relegati (terra e acqua) rendendoli capaci di fluttuare e volare insieme in una dimensione nuova e finalmente comune.
Postato alle 18:58&! nbsp;di& nbsp;lunedì, 20 aprile 2009
da: [
Emmeleia]

Sono su FILOSOFI PER CASO
Finzioni di finzioni - Fellini, E la nave va
“Mi sono inventato tutto: un’infanzia, una personalità, delle nostalgie, dei sogni, dei ricordi, per poterli raccontare. Amo molto il movimento intorno a me. E’ senza dubbio la ragione principale per cui faccio dei film. Il cinema è per me un pretesto per mettere le cose in movimento”.
Federico Fellini
Postato alle 18:38&! nbsp;di& nbsp;venerdì, 17 aprile 2009
da: [
Emmeleia]
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« La poesia -
Ma cos'è mai la poesia?
Più d'una risposta incerta
è stata già data in proposito.
Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo
come alla salvezza di un corrimano. »
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WisĹ‚awa Szymborska, ‘Ad alcuni piace la poesia’, da La fine e l'inizio, Scheiwiller editore, traduzione di Pietro Marchesani
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Da un po’ di tempo ho compreso finalmente il motivo che mi ha spinto incessantemente a cercare d’incontrare almeno una volta nella vita quella che reputo la più grande poetessa di sempre: Wislawa Szymborska
Tralasciando i cenni biografici e le note caratteristiche della sua vita mi soffermo ancor di più oggi sul senso e la direzione che la poetica e la scrittura di questo genio del secolo ha impresso alle parole in senso puro
Non vi è argomento che in maniera incantevole e sorprendente la Szymborska riesca a tramutare in sogni
voli attese speranze senza mai perdere la lucidità la presa delle lettere
Cerca la parola fin dalla sua composizione apparsa in anni segnati dalla guerra e si trascina in questa ricerca disperata ossessiva senza mai sentenziare sul come e dove cercando i frammenti di una realtà umana e al contempo profondamente nascosti
In un albero fiore casa pelle sogno domanda burrone
ogni parola, ogni spazio. Tutto sta, dove deve.
Così
La fine e l'inizio
Dopo ogni guerra
c'e' chi deve ripulire.
In fondo un po' d'ordine
da solo non si fa.
C'e' chi deve spingere le macerie
ai bordi delle strade
per far passare
i carri pieni di cadaveri.
C'e' chi deve sprofondare
nella melma e nella cenere,
tra le molle dei divani letto,
le schegge di vetro
e gli stracci insanguinati.
C'e' chi deve trascinare una trave
per puntellare il muro,
c'e' chi deve mettere i vetri alla finestra
e montare la porta sui cardini.
Non e' fotogenico
e ci vogliono anni.
Tutte le telecamere sono gia' partite
per un'altra guerra.
Bisogna ricostruire i ponti
e anche le stazioni.
Le maniche saranno a brandelli
a forza di rimboccarle.
C'e' chi con la scopa in mano
ricorda ancora com'era.
C'e' chi ascolta
annuendo con la testa non mozzata.
Ma presto
gli gireranno intorno altri
che ne saranno annoiati.
C'e' chi talvolta
dissotterrera' da sotto un cespuglio
argomenti corrosi dalla ruggine
e li trasportera' sul mucchio dei rifiuti.
Chi sapeva
di che si trattava,
deve far posto a quelli
che ne sanno poco.
E meno di poco.
E infine assolutamente nulla.
Sull'erba che ha ricoperto
le cause e gli effetti,
c'e' chi deve starsene disteso
con la spiga tra i denti,
perso a fissare le nuvole
da Vista con granello di sabbia, Adelphi, traduzione di Pietro Marchesani.
Nei gesti quotidiani durante e dopo una guerra all’inizio di una nuova primavera al passaggio di un uccello oltre un immaginario confine ovunque si posa l’alone della perfezione dello stupore
Come nell’osservazione di un cielo da ovunque lo si guardi
Il cielo
Da qui bisogna cominciare: il cielo.
Finestra senza davanzale, telaio, vetri.
Un'apertura e nulla più,
ma spalancata.
Non devo attendere una notte serena,
né alzare la testa,
per osservare il cielo.
L'ho dietro a me, sottomano e sulle palpebre.
Il cielo mi avvolge ermeticamente
e mi solleva da sotto.
Persino le montagne più alte
non sono più vicine al cielo
delle valli più profonde.
In nessun luogo ce n'è più
che in un altro.
La nuvola è schiacciata dal cielo
inesorabilmente come la tomba.
La talpa è al settimo cielo
come il gufo che scuote le ali.
La cosa che cade in un abisso
cade da cielo a cielo.
Friabili, fluenti, rocciose,
infuocate ed eteree,
distese di cielo, briciole di cielo,
folate e cataste di cielo.
Il cielo è onnipresente
Perfino nel buio sotto la pelle.
Mangio il cielo, evacuo il cielo.
Sono una trappola in una trappola,
un abitante abitato,
un abbraccio abbracciato,
una domanda in risposta ad una domanda.
La divisione in cielo e terra
non è il modo appropriato
di pensare a questa totalità.
Permette solo di sopravvivere
a un indirizzo più esatto,
più facile da trovare,
se dovessero cercarmi.
Miei segni particolari:
incanto e disperazione.
da Vista con granello di sabbia, Adelphi, traduzione di Pietro Marchesani
Domande in risposta ad altre domande abbracci del cuore il buio penetra la pelle stordisce rigenera crea vive
Da qui dovevo cominciare per descrivere un’attesa durata venti anni
Da come è cambiata la visione della vita dopo aver incontrato le sue parole per la prima volta
Vent’anni fa
c.
Postato alle 10:28&! nbsp;di& nbsp;domenica, 22 febbraio 2009
da: [
Emmeleia]
“Troppi bimbi stranieri”, fuga dalle scuole
Costruiamo dunque un ponte, sì, un ponte, per far migrare tutti i bambini in una nuova “struttura”, più moderna, ove siano ammessi in base ad una prova scritta di motti in vernacolo, con insegnanti esclusivamente delle città di appartenenza, dove si segua un sussidiario unico per tutti, rigorosamente della stessa casa editrice, dove la geografia venga circoscritta alla piantina urbana e la materia principale sia amministrazione d’impresa e libero spot.
Internet non è materia di studio, in quanto seduce l’infanzia, facendo credere che esista un mondo virtuale al di fuori del perimetro scolastico.
I disubbidienti sono severamente puniti con una razione inferiore di merendine e con il divieto di vedere i cartoon sulla rete unica consentita.
Unica attività sportiva permessa all’interno della struttura: il calcio.
La politicogione, materia sacra obbligatoria per tutti, è oggetto di esame considerato insindacabilmente propedeutico all’ammissione all’anno successivo.
Tema d’esame: emendamenti e riforme alle X Tavole della Vecchia Legge, con speciale attenzione a tutto ciò che minaccia di distogliere dall’unicità del culto verso il fondatore. Suggerimenti per approfondimenti: come abolire gli obsoleti “non dare falsa testimonianza” e “non rubare”, e proposte per sradicare l’eresia che vorrebbe vedere nell’uomo un essere capace di vivere e convivere pacificamente nella stessa struttura scolastica con tutti quelli che praticano un’altra politicogione.
La nouvelle ecole ha uno statuto autonomo, adeguato alle esigenze delle famiglie degli ammessi, tenuti a versare un contributo annuo non detraibile dalla dichiarazione dei redditi, fatta eccezione per i figli, nipoti e discendenti del fondatore.
Superati gli esami finali, gli studenti verranno tutti automaticamente ammessi alla Facoltà di Medicina ove reciteranno il nuovo giuramento, in fase di stesura da parte della fondazione, essendo quello d’Ippocrate - qui riportato al fine che tutti ne prendano pubblica distanza - dissacrante e lesivo per l’integrità della stessa:
Consapevole dell'importanza e della solennità dell'atto che compio e dell'impegno che assumo, giuro: di esercitare la medicina in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento; di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell' uomo e il sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale; di non compiere mai atti idonei a provocare deliberatamente la morte di un paziente; di attenermi alla mia attività ai principi etici della solidarietà umana, contro i quali, nel rispetto della vita e della persona, non utilizzerò mai le mie conoscenze; di prestare la mia opera con diligenza, perizia, e prudenza secondo scienza e coscienza ed osservando le norme deontologiche che regolano l'esercizio della medicina e quelle giuridiche che non risultino in contrasto con gli scopi della mia professione; di affidare la mia reputazione esclusivamente alla mia capacità professionale ed alle mie doti morali; di evitare, anche al di fuori dell' esercizio professionale, ogni atto e comportamento che possano ledere il prestigio e la dignità della professione.
Di rispettare i colleghi anche in caso di contrasto di opinioni; di curare tutti i miei pazienti con eguale scrupolo e impegno indipendentemente dai sentimenti che essi mi ispirano e prescindendo da ogni differenza di razza, religione, nazionalità condizione sociale e ideologia politica; di prestare assistenza d' urgenza a qualsiasi infermo che ne abbisogni e di mettermi, in caso di pubblica calamità a disposizione dell'Autorità competente; di rispettare e facilitare in ogni caso il diritto del malato alla libera scelta del suo medico, tenuto conto che il rapporto tra medico e paziente è fondato sulla fiducia e in ogni caso sul reciproco rispetto; di osservare il segreto su tutto ciò che mi è confidato, che vedo o che ho veduto, inteso o intuito nell' esercizio della mia professione o in ragione del mio stato; di astenermi dall' "accanimento" diagnostico e terapeutico. (Testo moderno del Giuramento Ippocratico)
Chiunque voglia modificare il presente Statuto è passibile di reato, per suggerimenti comunque graditi in una struttura eminentemente democratica quale la nostra, rivolgersi all’uscere.
Postato alle 19:01&! nbsp;di& nbsp;domenica, 07 dicembre 2008
da: [
Emmeleia]
Spiegare la piega
Riflessioni su una cosa che forse non esiste
(Gian Lorenzo Bernini, Estasi di santa Teresa d'Avila)
Ci sono un sacco di pieghe nelle parole, così ben ripiegate che nemmeno più ci se ne accorge. In italiano le pieghe sono tutte derivate in parte dal latino plicare, in parte dallo stesso italiano piegare, a partire da quel verbo spiegare/explicare che significa eliminare le pieghe in cui si annida l'oscurità; stendere, dispiegare il testo come un lenzuolo perché la luce ne illumini l'intera superficie.
Postato alle 00:24&! nbsp;di& nbsp;venerdì, 21 novembre 2008
da: [
Emmeleia]

[...]
Io avevo avvertito la neccessità di segnalare che si era fatto strada un gusto neobarocco che in precedenza era stato latente anche perché c’era un pregiudizio ideologico contro il barocco storico, quello del Seicento e il primo Settecento. Quindi, una volta introdotta la forma del gusto che ho chiamato neobarocco ho cercato di capire quale sia stata la sua espansione e il suo eventuale successo e se ci siano state delle tendenze diverse opposte, oppure se il gusto si è trasformato e, rimanendo neobarocco, ha preso caratteri ulteriori diversi. Sostanzialmente, vorrei affermare che il neobarocco continua ad esistere.