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Mario Verdone: Un senso di eternitĂ 
Postato alle 21:03&! nbsp;di& nbsp;lunedì, 29 giugno 2009
da: [Emmeleia]

 

 

                                           (Giuseppe De Nittis)

...
GUIDO - E le donne... per te come sono? Cose reali?
GIOVANNI – Le donne... Bisogna vedere quali...
GUIDO – Quelle che hai amato tu, direttamente, e che poi sono scomparse dalla tua vita, quelle sono proprio come tutte le altre cose reali... Ma ci sono anche di quelle, non mie per esempio, ma di altri, che anche a ricordarle dopo tanto tempo pigliano sempre un senso di eternità...
GIOVANNI – Che vuoi dire?
GUIDO – Questo: sei mai stato attratto, tu, soltanto a sentirne parlare, dalle donne degli altri?
GIOVANNI – Io no...
GUIDO – E io sì, invece... O perlomeno ho avuto per queste donne una simpatia che era più che amicizia. Conoscevo soltanto le loro parole e il loro modo di amare. Ho avuto desiderio di incontrarle e di diventare loro amico.
          Nate, per me, dalle confidenze dei miei amici, scomparivano troppo presto e avrei voluto che per me continuassero a esistere... Più presto di loro, però, finiscono quasi tutte le cose reali, che sono state nostre o che ci hanno interessato. Quelle donne, invece, anche se ce ne ricordiamo dopo tanto tempo, pigliano sempre un senso di eternità.
GIOVANNI – Il motivo c’è. Frequentare qualcuno è sempre seguirne l’evoluzione, assistere a qualcosa che non si ferma, che cambia e che fluttua, che offre alcuni motivi di conferma e molti di cambiamento. Più spesso di cambiamento. Il quadro, invece, che te ne fa un altro, rimane fermo. Ecco perché è più facile cogliere in un quadro, o in un racconto, un senso di eternità.
[...]
 
 
Da Mario Verdone, ‘Davanti al ponte di ferro’, atto da camera, in Correre per vivere (Editoriale Sette, Milano)
 
 
La produzione letteraria di Mario Verdone include oltre a poesie, traduzioni e resoconti di viaggi, tutta un’opera che possiamo collocare nell’ambito del teatro da camera, di un teatro cioè pensato per piccoli ambienti, per una lettura da leggio o radiofonica, che si caratterizza per la brevità del testo e il numero ristretto dei personaggi. Kammerspiel è il termine con cui questo genere è conosciuto nei Paesi di lingua tedesca dove si è sviluppato con un repertorio molto ricco, contrapponendosi al teatro tradizionale per la sua natura lontana dalle logiche commerciali (il rifiuto del divismo in favore dell'equilibrio d'insieme). Così come per la musica da camera, ci troviamo di fronte a un genere che, pur proponendo per grandi linee la struttura di opere di respiro più ampio, non va considerato come minore ma come genere a sé. Infatti, nonostante si parli di teatro, ci troviamo di fronte a dei testi che hanno spesso una loro autonomia, che non si configurano in confini rigidi e si prestano a diverse possibilità di adattamento.  
[...]
Nonostante i  lavori di Verdone vadano dagli inizi degli anni Sessanta alla fine dei Novanta, compongono un’opera omogenea, in sè compiuta, caratterizzata da determinati elementi narrativi e stilistici. Emerge innanzitutto Siena (città dove l’autore ha vissuto fino all’età di ventiquattro anni)  come luogo privilegiato della rappresentazione i cui ambienti, ricreati nei dettagli, rivivono nei dialoghi dei personaggi. Si tratta di storie che hanno la famiglia come nucleo centrale di cui vengono evidenziati i moti interni dell'animo e le dinamiche psicologiche dei suoi componenti. Si avverte inoltre l’influenza del cinema nell’uso del flashback, di dialoghi brevi e concitati, e nel “montaggio” fluido dei vari quadri che proietta lo spettatore in diversi periodi di tempo (anche storici) oltre che in nuove situazioni drammatiche.
[...]
Davanti al ponte di ferro (1961) richiama a certe intuizioni di Pinter, abbiamo infatti dei personaggi in apparenza normali che si trovano a vivere situazioni inconsuete, mentre cercano di darsi delle risposte che rivelano soprattutto le loro insicurezze e fobie. Come in Federigo Tozzi, veniamo rapiti dal flusso dei pensieri e delle immagini del protagonista, un pittore il cui mondo sembra essere emanato dalla sua stessa tavolozza.
Quest’atto unico diviso in tre scene ha dei dialoghi più propriamente teatrali. Si sofferma sul non detto e le parole si caricano di significati diversi diventando indizi per possibili chiavi di lettura della storia che Giovanni, il protagonista, racconta all’amico Guido in una notte fredda a Roma. Il racconto di Giovanni, che approfitta della permanenza a Siena a casa di un suo zio per sedurre la moglie di lui, va oltre le implicazioni solite del classico triangolo. Non sembra essere la passione a muovere Giovanni quanto una sorta di noia esistenziale che lo porta, come in un gioco, a volersi disfare di tutto e di tutti, anche dello stesso zio da cui dipende economicamente. Forse tutto un gioco è la stessa storia di Giovanni che sembra confezionata apposta per Guido, in continua ricerca di storie altrui, capace di essere attratto da una donna «soltanto a sentirne parlare». Mentre le cose “reali” sono destinate a scomparire, come osserva Giovanni a proposito di un ponte che sta per essere demolito, le storie immaginate hanno invece una vita più duratura. Il fazzoletto dell’amata che Giovanni dà alla fine a Guido potrebbe non essere altro che un espediente per sbarazzarsi di Guido che saluta con un addio.
[...]
 
Abele Longo
 Da ‘Mario Verdone - Esegesi di un teatro da camera’ in Omaggio a Mario Verdone, a cura di Eusebio Ciccotti, giugno-dicembre 2008. Editore Longo (Ravenna).
 
 


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E' morto Mario Verdone
Postato alle 19:27&! nbsp;di& nbsp;venerdì, 26 giugno 2009
da: [Emmeleia]

 

 

 E' MORTO MARIO VERDONE  ALL'ETA' DI 91 ANNI.

Eusebio Ciccotti: "Con Mario Verdone se ne va un grande uomo. E il Novecento è finito davvero" .
    
Oggi 26 giugno alle ore 16 veniva a mancare a Roma, Mario Verdone, padre di Carlo Verdone. Eminente studioso del Novecento, poeta, drammaturgo e scrittore. Ho chiesto a caldo ad Eusebio Ciccotti, allievo, assistente e amico di Mario Verdone dal 1980, curatore di alcune sue opere e di un recente Omaggio a Mario Verdone (Longo, Ravenna) presentato in questo blog, un ricordo del suo maestro:
   
    Eusebio Ciccotti :  "Sono molto addolorato, l'ho sentito cinque giorni fa dalla clinica. Mi ha detto: 'Non è una cosa bruttissima ma neanche bella. Ti saluto con affetto, Eusebio' . E io di rimando: 'Ti aspetto a casa'.
   
    Abele Longo: Quale è stato il ruolo di Mario Verdone negli studi del cinema e dello spettacolo nel '900?
   
    E.C.:  Centrale. Studioso di tutte le arti, era amico di René Clair, Vittorio De Sica, Roberto Rossellini, Federico Fellini, Manoel De Oliveira e tanti altri registi. E' stato un vero studioso comparatista, prima che la comparatistica venisse insegnata nelle univeristà. Sapeva collegare magistralmente le diverse arti sia a livello storico e stilistico che teorico.
   
    A. L.: Credi che la sua opera sia ancora da studiare a fondo?
   
    E.C. Sicuramente su Mario Verodne, nei prossimi anni ci saranno studi, tesi, libri e convegni, Molto è ancora da studiare della sua opera saggistica e creativa. Con la scomparsa di Mario Verdone finisce veramente il Novecento. Manoel de Oliveria lo ha definito un "fine studioso".
   
                                                                                                                     
                                                                                                                      Abele Longo
   
                                                                                 Londra-Roma, 26 giugno 2009, ore 19.00
   
 

 

 

 

 

Ciao Mario.

 

 


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