Postato alle 09:39&! nbsp;di& nbsp;venerdì, 03 luglio 2009
da: [
Emmeleia]

(Susy Navon)
Il vecchio pedalava agile, vestito di stracci, mentre la bicicletta cigolava giringiro, lasciando dietro di sé soltanto un flebile ronzio. I capelli brizzolati sparsi, a rovi, davano alloggio a un sottobosco brulicante di mosconi, grossi come more. Alcuni di essi, sferzati dal vento, perdevano l’appiglio, smarrendosi in codazzo lanceolato.
Rimasi sorpreso notando che lo sconosciuto conduceva al laccio una nutria brunastra grande quanto un cane, la quale, nonostante il corpo tozzo, mulinava le zampette sopravanzando a tratti il velocipede.
Ad ogni lieve strattone, il guinzaglio di spago teso vibrava in mi minore.
Dooo-iiiiii-nnng…
Fu un attimo.
I raggi della bicicletta si confusero con quelli del sole pomeridiano e il vecchio cadde, seppure rialzandosi praticamente illeso. Non appena ebbe controllato le condizioni delle ruote, lo strano individuo tornò per qualche metro sui suoi passi, fermandosi davanti all’uscio di casa mia.
Puzzava di canale di scolo a cielo aperto. Intuendo lo spasmo pre-agonico della mia piramide nasale, il vecchio sorrise discolo e mi domandò.
- Scusi, dove è?
Puntai la zappa sul terreno e mi appoggiai col mento, chiedendo lumi.
- Chi?
- Lei… dov’è?
- Mia moglie?
- No. Le sto dando del lei, per una forma di rispetto, ma intendo tu: allora, dov’è lei?