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Postato alle 17:17&! nbsp;di& nbsp;domenica, 12 luglio 2009
da: [
Emmeleia]

Mercoledì 10 giugno 2009, a Roma, presso la Sala Convegni del Museo Teatrale del Burcardo, l'Associazione Culturale Reprò, il Sindacato Nazionale Scrittori e la Siae hanno premiato la scrittrice e poliartista Nina Maroccolo, vincitrice della seconda edizione del Concorso di Letteratura on-line della rivista "Le Reti di Dedalus" con il racconto Malestremo. Nina ha trasformato la lettura del suo racconto in una performance meta-teatrale a sorpresa, coinvolgendo anche il pubblico presente.
Ecco la motivazione del Premio:
“Nei testi di Nina Maroccolo si rinviene la forte attitudine a mescidare prosa narrativa, poesia e teatro, abbattendo steccati formali e, in fondo, fittizi, aspirando ad una sorta di scrittura totale che pulsa e respira obbediendo a traiettorie espressive sempre originali che non si peritano di incrociare bagliori lirici e prospettive storiche e concettuali, mettendo in connessione ed interfaccia campi semantici anche assai diversi. C’è, inoltre, nei suoi testi una viva coscienza civile e politica come si evidenzia in Annelies Marie Frank, composita opera scenica ispirata alla tragedia di Anna Frank, morta nel lager di Bergen-Belsen, o nel racconto Malestremo che ricama diacroniche visioni ed estrose congetture a partire dal mistero della scomparsa del fisico Ettore Majorana. La circolarità della parola letteraria di Nina Maroccolo ci sembra, quindi, che rifletta bene il flusso ‘eternaneo’ (come avrebbe detto Gianni Toti) e i processi multi-link in atto e ‘in progress’ nelle ciber-scritture della Rete”.
Malestremo
Vedendo le dita del suo dolce amore trafitte dall’ago, un gioielliere tedesco, tale Nicola Bescoten, inventò il ditale e glielo portò in dono, impresso in oro massiccio. Vedete come sono sentimentali i tedeschi? Per alleviare le impercettibili trafitture di un ago t’inventano il ditale: poi ci ripensano e creano la bomba atomica.
dal Dizionario enciclopedico dell’Amore
di Nizza & Morbelli, Roma 1948
Cosa direbbe il ragazzo di via Panisperna, Ettore Majorana, che mai avrebbe scisso l’atomo umano in due? Preferì scomparire, senza santimonia, nel tratto acheròntico Napoli-Palermo.
Bastasse un ditale, a proteggere l’impronta orliccia di quell’indefinibile malestremo chiamato identità! Come se un qualsivoglia, mondano filosofo putredinista designasse l’origine di meravigliosa trina solo in un impalpabile battesimo d’inchiostro – e con estremo cordoglio.
Anche lei non mostra convinzione: oscilla la testa, esprime discorde movenza.
“Non va, proprio non va!,” e si punge il dito coll’ago da cucito. Lei che tende al guasto, all’istanza riparatrice, rammendando il calzino sfilaccicato in cui vive. Ed ora, il ditale, resta per terra.
Ogni persona che veramente ami, impallidisce dinnanzi al caro bene – si rileva dalle Corti d’Amore d’un tempo. Eppure ogni amore reclama un suo primato, mira alla quantità del sentimento: alla contabilità del dare e dell’avere. Sebbene non funzioni sempre così, e lei, Andromaca, lo sapesse bene, pur continuando – replicando quel pensiero da protocollo amministrativo – a bucarsi le dita per lo sdegno.
L’identità c’entrava eccome, in quel suo malessere. Ma l’amore è amore, e non bastava, non basterà un ditale a pungerne l’immortalità. Né sommessa fraudolenza.
Lei sente che potrebbe svenire a questo pensiero:
“Dov’è il mio bene? Sono ospite d’un calzino, ma il tuo piede è assente. Due soluzioni in assolo. Due identità mancanti… Ciò che a ognuno è dovuto?!
Dovremmo essere qui, amanti negli stessi calzini, anche ladri delle stesse monete, se serve!”
Postato alle 09:39&! nbsp;di& nbsp;venerdì, 03 luglio 2009
da: [
Emmeleia]

(Susy Navon)
Il vecchio pedalava agile, vestito di stracci, mentre la bicicletta cigolava giringiro, lasciando dietro di sé soltanto un flebile ronzio. I capelli brizzolati sparsi, a rovi, davano alloggio a un sottobosco brulicante di mosconi, grossi come more. Alcuni di essi, sferzati dal vento, perdevano l’appiglio, smarrendosi in codazzo lanceolato.
Rimasi sorpreso notando che lo sconosciuto conduceva al laccio una nutria brunastra grande quanto un cane, la quale, nonostante il corpo tozzo, mulinava le zampette sopravanzando a tratti il velocipede.
Ad ogni lieve strattone, il guinzaglio di spago teso vibrava in mi minore.
Dooo-iiiiii-nnng…
Fu un attimo.
I raggi della bicicletta si confusero con quelli del sole pomeridiano e il vecchio cadde, seppure rialzandosi praticamente illeso. Non appena ebbe controllato le condizioni delle ruote, lo strano individuo tornò per qualche metro sui suoi passi, fermandosi davanti all’uscio di casa mia.
Puzzava di canale di scolo a cielo aperto. Intuendo lo spasmo pre-agonico della mia piramide nasale, il vecchio sorrise discolo e mi domandò.
- Scusi, dove è?
Puntai la zappa sul terreno e mi appoggiai col mento, chiedendo lumi.
- Chi?
- Lei… dov’è?
- Mia moglie?
- No. Le sto dando del lei, per una forma di rispetto, ma intendo tu: allora, dov’è lei?
Postato alle 19:27&! nbsp;di& nbsp;venerdì, 26 giugno 2009
da: [
Emmeleia]

E' MORTO MARIO VERDONE ALL'ETA' DI 91 ANNI.
Eusebio Ciccotti: "Con Mario Verdone se ne va un grande uomo. E il Novecento è finito davvero" .
Oggi 26 giugno alle ore 16 veniva a mancare a Roma, Mario Verdone, padre di Carlo Verdone. Eminente studioso del Novecento, poeta, drammaturgo e scrittore. Ho chiesto a caldo ad Eusebio Ciccotti, allievo, assistente e amico di Mario Verdone dal 1980, curatore di alcune sue opere e di un recente Omaggio a Mario Verdone (Longo, Ravenna) presentato in questo blog, un ricordo del suo maestro:
Eusebio Ciccotti : "Sono molto addolorato, l'ho sentito cinque giorni fa dalla clinica. Mi ha detto: 'Non è una cosa bruttissima ma neanche bella. Ti saluto con affetto, Eusebio' . E io di rimando: 'Ti aspetto a casa'.
Abele Longo: Quale è stato il ruolo di Mario Verdone negli studi del cinema e dello spettacolo nel '900?
E.C.: Centrale. Studioso di tutte le arti, era amico di René Clair, Vittorio De Sica, Roberto Rossellini, Federico Fellini, Manoel De Oliveira e tanti altri registi. E' stato un vero studioso comparatista, prima che la comparatistica venisse insegnata nelle univeristà. Sapeva collegare magistralmente le diverse arti sia a livello storico e stilistico che teorico.
A. L.: Credi che la sua opera sia ancora da studiare a fondo?
E.C. Sicuramente su Mario Verodne, nei prossimi anni ci saranno studi, tesi, libri e convegni, Molto è ancora da studiare della sua opera saggistica e creativa. Con la scomparsa di Mario Verdone finisce veramente il Novecento. Manoel de Oliveria lo ha definito un "fine studioso".
Abele Longo
Londra-Roma, 26 giugno 2009, ore 19.00
Ciao Mario.
Postato alle 11:56&! nbsp;di& nbsp;giovedì, 02 aprile 2009
da: [
Emmeleia]

Bisogna dunque sapere che il detto gentiluomo, nei momenti che stava senza far nulla (che erano i più dell’anno) si dedicava a leggere i libri di cavalleria con tanta passione…
… tanto s’immerse nelle sue letture, che passava le nottate a leggere da un crepuscolo all’altro, e le giornate dalla prima all’ultima luce; e così, dal poco dormire e il molto leggere gli s’inaridì il cervello in maniera che perdette il giudizio.
La fantasia gli si empì di tutto quello che leggeva nei libri, sia d’incantamenti che di contese, battaglie, sfide, ferite, dichiarazioni, amori, tempeste ed altre impossibili assurdità.
dal Don Chisciotte di Cervantes tradotto da Vittorio Bodini


Postato alle 00:40&! nbsp;di& nbsp;mercoledì, 11 marzo 2009
da: [
Emmeleia]
Roma, 6 aprile, 1970
Caro Mario,
Ti ringrazio della tua lettera e della tua recensione appassionata. Sei sempre un molto caro amico. La tua presenza mi è sempre stata di conforto.
Adesso sto partendo per Parigi dove penso di fermarmi almeno una settimana, ma quando torno ci vedremo senz’altro.
Un abbraccio,
Tuo,
Federico Fellini
Per gentile concessione dell’Editore Longo (Ravenna)
L’editore Longo saluta i novant’anni dell’autore, documentarista e studioso del Futurismo Mario Verdone, con un Omaggio della storica rivista «Il lettore di provincia» (giugno-settembre 2008, 168 pp., a cura di Eusebio Ciccotti). Il monografico presenta saggi strutturati per sezioni: letteratura (Eraldo Affinati, Anne Christine Faitrop-Porta, Ermanno Paccagnini, Roberto Ubbidiente, Mario Lunetta, Alfredo Luzi); teatro (Abele Longo, Gianfranco Bartalotta, Cezary Bronowski), cinema (Flavia Brizio-Skov, Roberto Campari, Eusebio Ciccotti, Sergio Micheli); futurismo (Simona Cigliana, Claudio Marchi, Lucia Re). Nella sezione Testimonaze, ricordi di Gianfranco Bettetini, Sofia Corradi, Manoel de Oliveira, Franca Pinto Minerva, Marcello Marin, Josef Pecak, François Proia, Carlo Verdone e Luca Verdone. Nella sezione Lettere, tra le altre, missive inedite di Federico Fellini, René Clair, Manoel de Oliveira.
Omaggio a Mario Verdone, «Il lettore di provincia», giugno-dicembre 2008. Editore Longo (Ravenna).
Postato alle 00:22&! nbsp;di& nbsp;martedì, 27 gennaio 2009
da: [
Emmeleia]
(Roberto Russo)
A volte diventava necessario raccontarmi per pareggiare i conti. Ai ragazzi non piace parlare e basta. Non a loro, almeno. Sono stati ascoltati già troppe volte e la storia sembra non appartenere più a loro. Altre volte, invece, basta una frase. Sono entrata in quella casa con il mio collo alto bianco, i pantaloni gessati sotto a un cappottino grigio. Non volevo essere diversa dal solito. Era l’ora della colazione e non aspettavano visite. Serena, la responsabile della casa, invece, mi attendeva. Mi accolsero una quarantina di occhi in pantofole e Serena, dritta malgrado gli anni. Non mi chiese nulla mentre i ragazzi mi circondavano: erano di tutte le età e non tutti italiani. Nel giro di un attimo, mi ritrovai con un bambino in braccio e gli altri intorno a chiedermi se fossi un’altra operatrice.