Postato alle 18:38&! nbsp;di& nbsp;venerdì, 17 aprile 2009
da: [
Emmeleia]
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« La poesia -
Ma cos'è mai la poesia?
Più d'una risposta incerta
è stata già data in proposito.
Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo
come alla salvezza di un corrimano. »
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WisĹ‚awa Szymborska, ‘Ad alcuni piace la poesia’, da La fine e l'inizio, Scheiwiller editore, traduzione di Pietro Marchesani
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Da un po’ di tempo ho compreso finalmente il motivo che mi ha spinto incessantemente a cercare d’incontrare almeno una volta nella vita quella che reputo la più grande poetessa di sempre: Wislawa Szymborska
Tralasciando i cenni biografici e le note caratteristiche della sua vita mi soffermo ancor di più oggi sul senso e la direzione che la poetica e la scrittura di questo genio del secolo ha impresso alle parole in senso puro
Non vi è argomento che in maniera incantevole e sorprendente la Szymborska riesca a tramutare in sogni
voli attese speranze senza mai perdere la lucidità la presa delle lettere
Cerca la parola fin dalla sua composizione apparsa in anni segnati dalla guerra e si trascina in questa ricerca disperata ossessiva senza mai sentenziare sul come e dove cercando i frammenti di una realtà umana e al contempo profondamente nascosti
In un albero fiore casa pelle sogno domanda burrone
ogni parola, ogni spazio. Tutto sta, dove deve.
Così
La fine e l'inizio
Dopo ogni guerra
c'e' chi deve ripulire.
In fondo un po' d'ordine
da solo non si fa.
C'e' chi deve spingere le macerie
ai bordi delle strade
per far passare
i carri pieni di cadaveri.
C'e' chi deve sprofondare
nella melma e nella cenere,
tra le molle dei divani letto,
le schegge di vetro
e gli stracci insanguinati.
C'e' chi deve trascinare una trave
per puntellare il muro,
c'e' chi deve mettere i vetri alla finestra
e montare la porta sui cardini.
Non e' fotogenico
e ci vogliono anni.
Tutte le telecamere sono gia' partite
per un'altra guerra.
Bisogna ricostruire i ponti
e anche le stazioni.
Le maniche saranno a brandelli
a forza di rimboccarle.
C'e' chi con la scopa in mano
ricorda ancora com'era.
C'e' chi ascolta
annuendo con la testa non mozzata.
Ma presto
gli gireranno intorno altri
che ne saranno annoiati.
C'e' chi talvolta
dissotterrera' da sotto un cespuglio
argomenti corrosi dalla ruggine
e li trasportera' sul mucchio dei rifiuti.
Chi sapeva
di che si trattava,
deve far posto a quelli
che ne sanno poco.
E meno di poco.
E infine assolutamente nulla.
Sull'erba che ha ricoperto
le cause e gli effetti,
c'e' chi deve starsene disteso
con la spiga tra i denti,
perso a fissare le nuvole
da Vista con granello di sabbia, Adelphi, traduzione di Pietro Marchesani.
Nei gesti quotidiani durante e dopo una guerra all’inizio di una nuova primavera al passaggio di un uccello oltre un immaginario confine ovunque si posa l’alone della perfezione dello stupore
Come nell’osservazione di un cielo da ovunque lo si guardi
Il cielo
Da qui bisogna cominciare: il cielo.
Finestra senza davanzale, telaio, vetri.
Un'apertura e nulla più,
ma spalancata.
Non devo attendere una notte serena,
né alzare la testa,
per osservare il cielo.
L'ho dietro a me, sottomano e sulle palpebre.
Il cielo mi avvolge ermeticamente
e mi solleva da sotto.
Persino le montagne più alte
non sono più vicine al cielo
delle valli più profonde.
In nessun luogo ce n'è più
che in un altro.
La nuvola è schiacciata dal cielo
inesorabilmente come la tomba.
La talpa è al settimo cielo
come il gufo che scuote le ali.
La cosa che cade in un abisso
cade da cielo a cielo.
Friabili, fluenti, rocciose,
infuocate ed eteree,
distese di cielo, briciole di cielo,
folate e cataste di cielo.
Il cielo è onnipresente
Perfino nel buio sotto la pelle.
Mangio il cielo, evacuo il cielo.
Sono una trappola in una trappola,
un abitante abitato,
un abbraccio abbracciato,
una domanda in risposta ad una domanda.
La divisione in cielo e terra
non è il modo appropriato
di pensare a questa totalità.
Permette solo di sopravvivere
a un indirizzo più esatto,
più facile da trovare,
se dovessero cercarmi.
Miei segni particolari:
incanto e disperazione.
da Vista con granello di sabbia, Adelphi, traduzione di Pietro Marchesani
Domande in risposta ad altre domande abbracci del cuore il buio penetra la pelle stordisce rigenera crea vive
Da qui dovevo cominciare per descrivere un’attesa durata venti anni
Da come è cambiata la visione della vita dopo aver incontrato le sue parole per la prima volta
Vent’anni fa
c.
Postato alle 22:06&! nbsp;di& nbsp;venerdì, 13 marzo 2009
da: [
Emmeleia]

In un negozio di giocattoli
Gli orologi fanno festa a tutte le ore
E come in una camera eolica il vento soffia senza agitare le cose
Si smonta l’anima come le braccia di una bambolina
E un pupazzetto sorride da uno scaffale mentre fuori piove e non c’è sole
I cani sono tutti a cuccia nessun bastardo e neanche una ferita
Non cade sangue e c’è un buon profumo
Il passaggio del cuore è solo dalle arterie a vene
Niente è come sembra
E una stella non ha un cielo
Per brillare
Per cadere
I rasoi non fanno male
Le parole non lasciano tracce
Il cuore non si ferma mai
Come i coriandoli cadono le paure
E una dopo l’altra le ossa come i prigionieri
Un doppio sogno e si sa già parlare
Se premi su un pulsante senti scorrere la vita
Fuori è già diverso
Basta solo aprire un po’ la porta
Qui non muore niente
È una sorpresa
Un po’ più logico che pensare alla vita
Perché qui di notte i soldatini dormono all’aperto
E le persone lasciano la luce accesa
Solo per giocare
I cartoni dei giochi
Sanno di buono di colori
la plastica si può leccare
L’erba non serve ad avvolgere le tombe
L’amore non respira male
Il proprietario chiude
La vista digrada verso il mare
Piccolo come un fiore
Che cresce senza sole
Scambiato dato in pegno
Appeso al filo di cotone
Lì nella vetrina
Un volto
Specchio di un’apparizione
Postato alle 00:24&! nbsp;di& nbsp;domenica, 18 gennaio 2009
da: [
Emmeleia]

(Zazie)
Appena sveglio
Sembra, che debba entrare a far parte anch’io
Della teoria del mazzo di carte
Una volta in acqua ho incontrato il lamento di una medusa
La terra trasuda pini e tombe insieme
Un cumulo di ossa che nemmeno gli dei hanno saputo collocare
Ci nascondiamo nella paura
È quel che ci riesce meglio
Il viaggio di Dante non è per niente finito
Era l’introduzione per presentare il mondo
Prima dell’avvento del sole dopo la fine dei ghiacci
Ho avuto in sorte foglie e roveti
Proprio come in questo caso, non volevo staccare queste parti
È stato un errore di digitazione
Una porta aperta per caso
Un puro fraintendimento
Solo le rose hanno resistito alla neve
Non ricordo se ne trovarono all’inferno
Tra le rovine o in un giorno pieno di sole
Virgilio aveva il fiato corto
Inciampava tra le parole come fossero rocce
La stessa pace di un cimitero di provincia americana
Con il rumore del grano
La stessa pace di un cimitero di provincia italiana
Con la stessa luce di bellezza
So bene anch’io che non a tutti è data la veggenza
Di avere un terzo occhio
Di avere una diversità
Di come l’amore non tolleri intrusioni più del potere
Ben presto saremo ombre che si aggireranno per casa
Soggetti per racconti
Di novembre mi piacciono solo i crisantemi
Perché sopportano la pioggia
Mi concedo il diritto di giudicare un mese in rapporto ai miei ricordi
Dal cielo mi insegue una stella
“ogni dono è diverso da ogni dono”
“non so nulla su tutto quell’oro”
È andata così
Del resto in un sogno colorato era già accaduto
Il labirinto incombe
Appena sveglio il giorno dopo
Sono stati due mattini uguali
Con le stesse notizie dei telegiornali
Lo stesso caffè
La stessa ora
Una terra oscura
Un uomo vestito di nero si vantava del potere delle rose
Ha inventato una storia bellissima
In un angolo dell’anima c’era un vecchio leone
Dall’altra il filo spinato
Mi ha accolto con freddezza
Forse non voleva intrusioni
Mi ricordo di aver parlato con mia moglie
Di un dinosauro che parlava il greco
E il dialetto dei moicani
Gli occhi avevano alberi e cielo da guardare
C’era una bolla d’aria e giocatori di scacchi
Una cosa così
I pesci grandi mangiano i pesci piccoli
Le formiche trasportano due granelli alla volta o anche quattro
Un carro non riesce a sfuggire come gli altri
Benché abbia sei ruote
Capisco bene che tra un po’ bisognerà svegliarmi dal fondo
Non voltarti verso la luce, mi dimenticherai
Dall’indomani all’alba non passa che un minuto o due
Tra me e te c’è un inezia, come mille miglia
“Il grifone ha perso le ali, in prospettiva ci attende il ritorno del focarius”
Le lucciole erano insieme a macchie di mirto
Al cavaliere spettava la misericordia
Il grillo non parla più
Nessun interrogatorio delle nuvole da parte di uno sciamano
Disperatamente cerco la stessa pace
Vale vivere, non vale morire
Questa è la parte che mi piace meno
Un tenero barbaro si aggira per la foresta
Come mille anni prima, come mille sogni prima
Allora le lacrime sul cuscino sono vere,cadute dal sogno
Ho più stelle di quante ne possedevo l’ultima volta che ci incontrammo
Ho imparato presto che quando si rimane soli l’amore si diffonde
Con gli anni ho imparato a fissare lo sguardo nel buio