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*
Pier Paolo Pasolini: Vittoria
Postato alle 16:51&! nbsp;di& nbsp;sabato, 25 aprile 2009
da: [Emmeleia]
Guido Pasolini
parte finale della poesia " Vittoria " , ricordo del fratello Guido, partigiano ucciso dai GAP, tratta da " poesia in forma di rosa "
 

Se ne vanno… Aiuto, ci voltano le schiene,
le loro schiene sotto le eroiche giacche
di mendicanti, di disertori… Sono così serene
le montagne verso cui ritornano, batte
così leggero il mitra sul loro fianco, al passo
ch'è quello di quando cala il sole, sulle intatte
forme della vita - tornata uguale nel basso
e nel profondo! Aiuto, se ne vanno! Tornano ai loro
silenti giorni di Marzabotto o di Via Tasso…
Con la testa spaccata, la nostra testa, tesoro
umile della famiglia, grossa testa di secondogenito,
mio fratello riprende il sanguinoso sonno, solo
tra le foglie secche, i caldi fieni
di un bosco delle prealpi - nel dolore
e la pace d'una interminabile domenica…
Eppure, questo è un giorno di vittoria.
 

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Francesco Guccini: Don Chisciotte
Postato alle 22:35&! nbsp;di& nbsp;giovedì, 23 aprile 2009
da: [Emmeleia]

 

don chisciotte                                  (Nadia Esposito)

 
 
 [ Don Chisciotte ]

Ho letto millanta storie di cavalieri erranti,
di imprese e di vittorie dei giusti sui prepotenti
per starmene ancora chiuso coi miei libri in questa stanza
come un vigliacco ozioso, sordo ad ogni sofferenza.
Nel mondo oggi più di ieri domina l'ingiustizia,
ma di eroici cavalieri non abbiamo più notizia;
proprio per questo, Sancho, c'è bisogno soprattutto
d'uno slancio generoso, fosse anche un sogno matto:
vammi a prendere la sella, che il mio impegno ardimentoso
l'ho promesso alla mia bella, Dulcinea del Toboso,
e a te Sancho io prometto che guadagnerai un castello,
ma un rifiuto non l'accetto, forza sellami il cavallo!
Tu sarai il mio scudiero, la mia ombra confortante
e con questo cuore puro, col mio scudo e Ronzinante,
colpirò con la mia lancia l'ingiustizia giorno e notte,
com'è vero nella Mancha che mi chiamo Don Chisciotte...

[ Sancho Panza ]

Questo folle non sta bene, ha bisogno di un dottore,
contraddirlo non conviene, non è mai di buon umore...
E' la più triste figura che sia apparsa sulla Terra,
cavalier senza paura di una solitaria guerra
cominciata per amore di una donna conosciuta
dentro a una locanda a ore dove fa la prostituta,
ma credendo di aver visto una vera principessa,
lui ha voluto ad ogni costo farle quella sua promessa.
E così da giorni abbiamo solo calci nel sedere,
non sappiamo dove siamo, senza pane e senza bere
e questo pazzo scatenato che è il più ingenuo dei bambini
proprio ieri si è stroncato fra le pale dei mulini...
E' un testardo, un idealista, troppi sogni ha nel cervello:
io che sono più realista mi accontento di un castello.
Mi farà Governatore e avrò terre in abbondanza,
quant'è vero che anch'io ho un cuore e che mi chiamo Sancho Panza...

[ Don Chisciotte ]

Salta in piedi, Sancho, è tardi, non vorrai dormire ancora,
solo i cinici e i codardi non si svegliano all'aurora:
per i primi è indifferenza e disprezzo dei valori
e per gli altri è riluttanza nei confronti dei doveri !
L'ingiustizia non è il solo male che divora il mondo,
anche l'anima dell'uomo ha toccato spesso il fondo,
ma dobbiamo fare presto perché più che il tempo passa
il nemico si fà d'ombra e s'ingarbuglia la matassa...

[ Sancho Panza ]

A proposito di questo farsi d'ombra delle cose,
l'altro giorno quando ha visto quelle pecore indifese
le ha attaccate come fossero un esercito di Mori,
ma che alla fine ci mordessero oltre i cani anche i pastori
era chiaro come il giorno, non è vero, mio Signore ?
Io sarò un codardo e dormo, ma non sono un traditore,
credo solo in quel che vedo e la realtà per me rimane
il solo metro che possiedo, com'è vero... che ora ho fame!

[ Don Chisciotte ]

Sancho ascoltami, ti prego, sono stato anch'io un realista,
ma ormai oggi me ne frego e, anche se ho una buona vista,
l'apparenza delle cose come vedi non m'inganna,
preferisco le sorprese di quest'anima tiranna
che trasforma coi suoi trucchi la realtà che hai lì davanti,
ma ti apre nuovi occhi e ti accende i sentimenti.
Prima d'oggi mi annoiavo e volevo anche morire,
ma ora sono un uomo nuovo che non teme di soffrire...

[ Sancho Panza ]

Mio Signore, io purtoppo sono un povero ignorante
e del suo discorso astratto ci ho capito poco o niente,
ma anche ammesso che il coraggio mi cancelli la pigrizia,
riusciremo noi da soli a riportare la giustizia?
In un mondo dove il male è di casa e ha vinto sempre,
dove regna il "capitale", oggi più spietatamente,
riuscirà con questo brocco e questo inutile scudiero
al "potere" dare scacco e salvare il mondo intero?

[ Don Chisciotte ]

Mi vuoi dire, caro Sancho, che dovrei tirarmi indietro
perchè il "male" ed il "potere" hanno un aspetto così tetro?
Dovrei anche rinunciare ad un po' di dignità,
farmi umile e accettare che sia questa la realtà?

[ Insieme ]

Il "potere" è l'immondizia della storia degli umani
e, anche se siamo soltanto due romantici rottami,
sputeremo il cuore in faccia all'ingiustizia giorno e notte:
siamo i "Grandi della Mancha",
Sancho Panza... e Don Chisciotte!



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Siva Almhar: La Poesia Neobarocca Indiana
Postato alle 00:23&! nbsp;di& nbsp;mercoledì, 22 aprile 2009
da: [Emmeleia]

 

 

*****

Scoppia l’incendio (ardo d’amore)

Le cosce delle palpebre
socchiuse
dorme la forma, appena sveglia, e poi
s’affaccia alla finestra
lieve
specchiandosi nel muro d’un palazzo
depilato

Fuori dal sogno
osservo l’universo manifesto
pubblicitario della mente
volta a creare
funamboli bisogni e sofferenze

S’annulla il mio sussurro nel clamore
baciando un’altra bolla di sapone


*

Cry of nature

Lambisco il seno della vita
tocco con mano pieghe umide di spirto
nell’agonia di distillare la Realtà
dall’irreale

Piove
M’aggrappo a questa goccia di tangibile
che pochi istanti fa non esisteva
eppure mi risponde in chat
che è già bagnata

Così mi torna in mente il quando in cui
brandisti l’illusione
schiantandomela in testa...
Perdita di coscienza
da segnalare ad un idraulico


*

Ritmo india_volato via

Mi sono fatto
un piccolo flauto di canna
e vago per le valli e le colline
fumando melodie
di strano aspetto
che poi raduno in un fagotto
e svendo per la strada

E mentre aspetto...
l’esteriorità del "suono"
*spesso*
nega l’evidenza


*

Aforismi e corollari sulla spiaggia

VII.

La felicità è la mezza stagione tra l’inverno passato e l’èstato.

XIV.

La mente crea il mondo:
ciò che non esisteva prima,
e che non esisterà dopo, non è reale.
Scansiamo quindi l’apparenza
e riscopriamo la Realtà
di ciò che non esiste nella mente.


*

Dissincronie (oh, l'acuto richiamo del tuo flauto!)

A volte
temo che la notte
termini prima che sia giorno
creando un alto baratro interrotto

Ma tu cammini, volitiva, e i tuoi bracciali
risuonano battendo calchi in controtempo
ognuno prima del seguente
prima che l’ora passi

E’ dunque in questo mai
che noi spicchiamo il salto
verso Aldilà più grandi
rendendo grazie addio

E’ in quest’amare magnum
che il pesce dello spirto
sazia la nostra fame
gettandosi rapito nella rete


*

Note Biografiche:
Siva Almhar, tra i più apprezzati poeti indiani contemporanei, fu raccolto neonato su una spiaggia di Bombay, nella Notte Mistica del 1968, da Kissath Chjlos, sacerdote della setta brahmanica Samaj. Il sant’uomo, impegnato nella contemplazione ascetica del dubbio oceanico, intuì un disegno divino e decise di adottare il bambino affidandolo alle cure della sua vecchia nutrice Baal Dracca. Già all’età di tre anni, Almhar fu iniziato dal padre ai testi metafisici brahmanici, come le Upanishad e alle poesie del mistico persiano, Lah Taparév. Per completare gli studi, Almhar si recò prima a Londra e poi all’Università di Bologna, dove si laureò in informatica con una tesi sulla scheda madre d’ogni computer, dal titolo “Almhar Mater Studiorum”. Qualche mese dopo, a Rimini, un’avventuriera lo sedusse rubandogli il portatile. Traumatizzato e orfano del palmhare, l’autore smarrì la propria identità, impegnandosi in un percorso a ritroso, alla ricerca delle radici. Tornò così in India, restando nascosto per meglio interpretare se stesso. Qualche anno più tardi, tuttavia, seppure continuasse a fare l’indiano, Almhar venne scoperto e pubblicato dalla casa editrice economica Ratanskabilith Librahma, gestita dal noto finanziere Ratan Delhmutui. Videro così la luce, in rapida sequenza, le raccolte di liriche “Sonar Atari, a Rabindranath Tagore binarian digression” (1994), rivisitazione informatizzata dell’opera del grande poeta indiano, premio nobel nel 1913, “Gitanjali Fuoriportah” (1996), sull’incanto della natura e del lardo di Colonnata, Wonder Brahmo” (1999) in cui la forza dell’amore porta in seno la vita e adempie ogni destino e “Aqua Raja and Painting Clouds” (2005) dove proprio il destino e il futuro s’incontrano nella vita d’ogni giorno, disvelando all’uomo mediante la tecnologia l’unica vera realtà virtuale. Dell’autore, sono recentemente usciti per Sellerio due raccolte di poesie; “Parole spiaggiate” (2006); “Affogamenti e a fiori” (2007).

******
 
 
 

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Finzioni di finzioni - Fellini, E la nave va
Postato alle 18:58&! nbsp;di& nbsp;lunedì, 20 aprile 2009
da: [Emmeleia]

 

 

 
Sono su FILOSOFI PER CASO
 
Finzioni di finzioni - Fellini, E la nave va
 
“Mi sono inventato tutto: un’infanzia, una personalità, delle nostalgie, dei sogni, dei ricordi, per poterli raccontare. Amo molto il movimento intorno a me. E’ senza dubbio la ragione principale per cui faccio dei film. Il cinema è per me un pretesto per mettere le cose in movimento”.
Federico Fellini
 
http://filosofipercaso.splinder.com/post/20362754/Riflessione+n.+53%3A+Finzioni+di
 
 

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Carmine Vitale: Szymborskiana (1)
Postato alle 18:38&! nbsp;di& nbsp;venerdì, 17 aprile 2009
da: [Emmeleia]

 

27032009340 

« La poesia -
Ma cos'è mai la poesia?
Più d'una risposta incerta
è stata già data in proposito.
Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo
come alla salvezza di un corrimano. »
WisĹ‚awa Szymborska, ‘Ad alcuni piace la poesia’, da La fine e l'inizio, Scheiwiller editore, traduzione di Pietro Marchesani

Da un po’ di tempo ho compreso finalmente il motivo che mi ha spinto incessantemente a cercare d’incontrare almeno una volta nella vita quella che reputo la più grande poetessa di sempre: Wislawa Szymborska
 
Tralasciando i cenni biografici e le note caratteristiche della sua vita mi soffermo ancor di più oggi sul senso e la direzione che la poetica e la scrittura di questo genio del secolo ha impresso alle parole in senso puro
Non vi è argomento che in maniera incantevole e sorprendente la Szymborska riesca a tramutare in sogni
voli attese speranze senza mai perdere la lucidità la presa delle lettere
Cerca la parola fin dalla sua composizione apparsa in anni segnati dalla guerra e si trascina in questa ricerca disperata ossessiva senza mai sentenziare sul come e dove cercando i frammenti di una realtà umana e al contempo profondamente nascosti
In un albero fiore casa pelle sogno domanda burrone
ogni parola, ogni spazio. Tutto sta, dove deve.
Così
 
 
La fine e l'inizio 
 
Dopo ogni guerra
c'e' chi deve ripulire.
In fondo un po' d'ordine
da solo non si fa.
C'e' chi deve spingere le macerie
ai bordi delle strade
per far passare
i carri pieni di cadaveri.
C'e' chi deve sprofondare
nella melma e nella cenere,
tra le molle dei divani letto,
le schegge di vetro
e gli stracci insanguinati.
C'e' chi deve trascinare una trave
per puntellare il muro,
c'e' chi deve mettere i vetri alla finestra
e montare la porta sui cardini.
Non e' fotogenico
e ci vogliono anni.
Tutte le telecamere sono gia' partite
per un'altra guerra.
Bisogna ricostruire i ponti
e anche le stazioni.
Le maniche saranno a brandelli
a forza di rimboccarle.
C'e' chi con la scopa in mano
ricorda ancora com'era.
C'e' chi ascolta
annuendo con la testa non mozzata.
Ma presto
gli gireranno intorno altri
che ne saranno annoiati.
C'e' chi talvolta
dissotterrera' da sotto un cespuglio
argomenti corrosi dalla ruggine
e li trasportera' sul mucchio dei rifiuti.
Chi sapeva
di che si trattava,
deve far posto a quelli
che ne sanno poco.
E meno di poco.
E infine assolutamente nulla.
Sull'erba che ha ricoperto
le cause e gli effetti,
c'e' chi deve starsene disteso
con la spiga tra i denti,
perso a fissare le nuvole
 
da Vista con granello di sabbia, Adelphi, traduzione di Pietro Marchesani.
Nei gesti quotidiani durante e dopo una guerra all’inizio di una nuova primavera al passaggio di un uccello oltre un immaginario confine ovunque si posa l’alone della perfezione dello stupore
Come nell’osservazione di un cielo da ovunque lo si guardi
 
 
Il cielo

Da qui bisogna cominciare: il cielo.
Finestra senza davanzale, telaio, vetri.
Un'apertura e nulla più,
ma spalancata.
Non devo attendere una notte serena,
né alzare la testa,
per osservare il cielo.
L'ho dietro a me, sottomano e sulle palpebre.
Il cielo mi avvolge ermeticamente
e mi solleva da sotto.

Persino le montagne più alte
non sono più vicine al cielo
delle valli più profonde.
In nessun luogo ce n'è più
che in un altro.
La nuvola è schiacciata dal cielo
inesorabilmente come la tomba.
La talpa è al settimo cielo
come il gufo che scuote le ali.
La cosa che cade in un abisso
cade da cielo a cielo.

Friabili, fluenti, rocciose,
infuocate ed eteree,
distese di cielo, briciole di cielo,
folate e cataste di cielo.
Il cielo è onnipresente
Perfino nel buio sotto la pelle.

Mangio il cielo, evacuo il cielo.
Sono una trappola in una trappola,
un abitante abitato,
un abbraccio abbracciato,
una domanda in risposta ad una domanda.

La divisione in cielo e terra
non è il modo appropriato
di pensare a questa totalità.
Permette solo di sopravvivere
a un indirizzo più esatto,
più facile da trovare,
se dovessero cercarmi.
Miei segni particolari:
incanto e disperazione.
 
da Vista con granello di sabbia, Adelphi, traduzione di Pietro Marchesani
 
 
Domande in risposta ad altre domande abbracci del cuore il buio penetra la pelle stordisce rigenera crea vive
 
Da qui dovevo cominciare per descrivere un’attesa durata venti anni
Da come è cambiata la visione della vita dopo aver incontrato le sue parole per la prima volta
Vent’anni fa
 
c.
 
 
 

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Alessandro Salvi: Haiku
Postato alle 12:45&! nbsp;di& nbsp;mercoledì, 15 aprile 2009
da: [Emmeleia]

 

 

da dentro il pozzo
una rana gracida
sogna l'oceano
 
***
 
navigo abissi
dove nessuno ancora
disse parola
 
***
 
hmm...dovrei scrivere
un' haiku su Rovigno?
...non mi va proprio.
 
***
 
s'è fatto giorno
della notte brandelli
bruciano al sole
 
***
 
chi grida aiuto
affoga più in fretta di
chi sa tacere
 
***
 
stupisce sempre
l'ebbrezza d'ogni attesa
...a cosa fatta.
 
***
 
la luna pesa
stasera piena come
i miei coglioni
 
***
 
mare di seta
sgualcito dalla brezza
riposi pago
 
 
 
da Alessandro Salvi, Piovono formiche carnivore e altre inezie, Aletti Editore, 2008.
 
 
 

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Charles Simic: Late September
Postato alle 18:52&! nbsp;di& nbsp;lunedì, 13 aprile 2009
da: [Emmeleia]

 

 

Fine settembre
 
Il furgone della posta
viene giù lungo la costa,
porta una sola lettera.
Il gabbiano in fondo al molo
dimentica una zampa sospesa in su.  
C’è nell’aria come una minaccia,
come se dovesse accadere qualcosa.
 
La notte scorsa pensavi di aver sentito
il televisore della casa accanto
parlare di nuove sciagure
e ti sei precipitato fuori
in mutande e a piedi nudi.
Era il mare che risuonava stanco,
dopo una vita a pretendere
di battere chissà dove,
senza mai finire in nessun posto.
 
Questa mattina sembrava domenica.
Il cielo ha fatto la sua parte
spazzando via ogni ombra dal lungomare
e lungo una strada di villette vuote
dove c’è una chiesetta con delle tombe,
l’una contro l’altra rannicchiate,
come se dovesse accadere qualcosa.
 
 Traduzione Abele Longo 2009
da ‘The Voice at 3:00 a.m.’
 
 
 
Late September
The mail truck goes down the coast
Carrying a single letter.
At the end of a long pier
The bored seagull lifts a leg now and then
And forgets to put it down.
There is a menace in the air
Of tragedies in the making.
 
Last night you thought you heard television
In the house next door.
You were sure it was some new
Horror they were reporting,
So you went out to find out.
Barefoot, wearing just shorts.
It was only the sea sounding weary
After so many lifetimes
Of pretending to be rushing off somewhere
And never getting anywhere.
 
This morning, it felt like Sunday.
The heavens did their part
By casting no shadow along the boardwalk
Or the row of vacant cottages,
Among them a small church
With a dozen gray tombstones huddled close
As if they, too, had the shivers.


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Nadia Esposito: Illustrazioni per il Don Chisciotte
Postato alle 11:56&! nbsp;di& nbsp;giovedì, 02 aprile 2009
da: [Emmeleia]

donna3 

verso2

 

Bisogna dunque sapere che il detto gentiluomo, nei momenti che stava senza far nulla (che erano i più dell’anno) si dedicava a leggere i libri di cavalleria con tanta passione…
… tanto s’immerse nelle sue letture, che   passava le nottate a leggere da un crepuscolo all’altro, e le giornate dalla prima all’ultima luce; e così, dal poco dormire e il molto leggere gli s’inaridì il cervello in maniera che perdette il giudizio.
La fantasia gli si empì di tutto quello che leggeva nei libri, sia d’incantamenti che di contese, battaglie, sfide, ferite, dichiarazioni, amori, tempeste ed altre impossibili assurdità.
dal Don Chisciotte di Cervantes tradotto da Vittorio Bodini

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