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Mark Strand su Filosofi per caso
Postato alle 15:01&! nbsp;di& nbsp;sabato, 28 marzo 2009
da: [Emmeleia]

 

(Mark Strand)

 

FILOSOFI PER CASO
Invito a leggere
Mangiando poesia: Mark Strand e la metafisica dell’assenza, di Natàlia Castaldi
(con traduzioni mie e di Natàlia)
 
http://filosofipercaso.splinder.com/post/20186838/Mangiando+poesia%3A+Mark+Strand+

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Massimo Botturi: Mondi altrove
Postato alle 22:09&! nbsp;di& nbsp;mercoledì, 25 marzo 2009
da: [Emmeleia]

 

                 (Marino Di Fazio)

Io vivo
come certe corriere, la mattina
piene di gente a bavero alzato
mondi altrove.
Nel più silenzio saturo
del fiato che li assiema;
nel solitario verso sullo scrittoio chiaro,
il vetro che riluce nel sole
a mezza via.
E t’amo
come manca alla madre il suo soldato
col morso stretto
dentro il palato, e una preghiera.

Con quella gioia strana da dirsi
che è guardare
i treni merci fare la musica, e passare;
o il mare aprirsi a spicchio d’arancio
al bastimento,
mio padre che si toglie la giacca
e resta a casa.
 
 
 


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Mark Strand: My Son
Postato alle 19:52&! nbsp;di& nbsp;lunedì, 23 marzo 2009
da: [Emmeleia]

 

Mio figlio
il mio unico figlio,
quello che non ho mai avuto,
sarebbe un uomo oggi.
 
Si muove
nel vento
senza nome né corpo.
A volte
 
viene
e posa la testa
più leggera dell’aria
sulle mie spalle,
 
gli chiedo
dove te ne stai,
dove sei nascosto
figlio?
 
E con freddo respiro
risponde
Non te ne sei reso conto
sebbene abbia chiamato
 
e chiamato
e continuato a chiamare
da un posto
oltre,
 
oltre l’amore,
dove nulla,
tutto,
chiede di nascere.
 
Traduzione Abele Longo 2009
dalla raccolta ‘The Late Hour’ (1978)
 
 

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Viola Amarelli: Notizie dalla Pizia
Postato alle 21:21&! nbsp;di& nbsp;giovedì, 19 marzo 2009
da: [Emmeleia]

 

impaginazione-COPERTINA

 

II – La veggente
 
So, i granelli di sabbia
la misura dei mari,
le direzioni d’aquile e di venti.
So dove l’ali di farfalle ogni momento.
So, l’urlo e il muto,
quello che è stato come ciò mai nato.
So, fatica di termiti
lucertole al salice inseguite.
So, che sapere non serve,
so l’infelice.
 
 
 
III – La pragmatica
 
Vedova, due figli mercanti per mare
ch’ altro potevo fare?
Mi sistemai con l’offerta del tempio,
in fin dei conti una volta al mese
la messinscena era ben pagata,
certo noioso il digiuno rituale
ma presto ascosi al cavo del tripode
vino con spezie, olive e fichi secchi.
E nell’inarco di reni insuperbivo
con laschi esametri ad uso degli allocchi
nell’ermeneutica dei preti sopraffini.
Solo una volta mi cadde dalle nari
il tampone che usavo a protezione
e allora intorno tutto divenne chiaro:
fu come col vasaio tanti anni prima
fare l’amore come si conviene,
con l’universo, vampa illimpidita.
                                                              
 
 
VI – La precaria
 
Sistemare il lago d’Albano,
per i Romani.
Costruire navi da guerra
per Temistocle contro i Persiani.
Fondare nuove colonie,
per gli Eubei, i Focesi e gli Ioni.
Allestire il controllo di gestione
per Licurgo e gli Spartani.
Affinare financo il logo
fra Pitagora, Socrate e Plutarco.
Pareva un’ottima occasione
–“cercasi interprete d’eccezione” –
ruolo creativo, pensai, da prim’attrice,
per ritrovarmi alla segreteria
d’una joint-venture d’ingegneria.

 

 

 


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Claudia Ruggeri: Lamento della sposa barocca (octapus)
Postato alle 00:30&! nbsp;di& nbsp;martedì, 17 marzo 2009
da: [Emmeleia]

 

                        (Luigi Spanò)

T’avrei lavato i piedi
oppure mi sarei fatta altissima
come i soffitti scavalcati di cieli
come voce in voce si sconquassa
tornando folle ed organando a schiere
come si leva assalto e candore demente
alla colonna che porta la corolla e la maledizione
di Gabriele, che porta un canto ed un profilo
che cade, se scattano vele in mille luoghi
- sentite ruvide come cadono -; anche solo
un Luglio, un insetto che infesta la sala,
solo un assetto, un raduno di teste
e di cosce (la manovra, si sa, della balera),
e la sorte di sapere che creatura
va a mollare che nuca che capelli
va a impigliare, la sorte di ricevere; amore
ti avrei dato la sorte di sorreggere,
perché alla scadenza delle venti
due danze avrei adorato trenta
tre fuochi, perché esiste una Veste
di Pace se su questi soffitti si segna
il decoro invidiato: poi che mossa un’impronta si smodi
ad otto tentacoli poi che ne escano le torture.
 
da Inferno Minore
 
 
 
www.claudiaruggeri.it
 (con registrazioni di Claudia Ruggeri che interpreta le sue poesie)
 
http://www.poiein.it/autori/R/Ruggeri.htm
 
 
 


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Carmine Vitale: Sorpresa
Postato alle 22:06&! nbsp;di& nbsp;venerdì, 13 marzo 2009
da: [Emmeleia]

 

 

In un negozio di giocattoli
Gli orologi fanno festa a tutte le ore
E come in una camera eolica il vento soffia senza agitare le cose
 
Si smonta l’anima come le braccia di una bambolina
E un pupazzetto sorride da uno scaffale mentre fuori piove e non c’è sole
 
I cani sono tutti a cuccia nessun bastardo e neanche una ferita
Non cade sangue e c’è un buon profumo
 
Il passaggio del cuore è solo dalle arterie a vene
Niente è come sembra
E una stella non ha un cielo
Per brillare
Per cadere
I rasoi non fanno male
Le parole non lasciano tracce
Il cuore non si ferma mai
 
 
Come i coriandoli cadono le paure
E una dopo l’altra le ossa come i prigionieri
Un doppio sogno e si sa già parlare
Se premi su un pulsante senti scorrere la vita
Fuori è già diverso
Basta solo aprire un po’ la porta
 
Qui non muore niente
È una sorpresa
Un po’ più logico che pensare alla vita
Perché qui di notte i soldatini dormono all’aperto
E le persone lasciano la luce accesa
Solo per giocare
 
I cartoni dei giochi
Sanno di buono di colori
 la plastica si può leccare
L’erba non serve ad avvolgere le tombe
L’amore non respira male
 
Il proprietario chiude
La vista digrada verso il mare
Piccolo come un fiore
Che cresce senza sole
Scambiato dato in pegno
Appeso al filo di cotone
Lì nella vetrina
Un volto
Specchio di un’apparizione
 
 
 
 

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Astragali Teatro: Il Cantico dei cantici
Postato alle 00:38&! nbsp;di& nbsp;giovedì, 12 marzo 2009
da: [Emmeleia]

 

 

Cantu de tutti li canti
Cuntu de tutti li cunti
Vasame cu tutti li vasi de tutta la vucca toa:
megghiu de lu mieru ete quando me ncarizzi,
la ‘ndore tou ete leddhu cu llu sienti,
na sapore rande tene lu mone tou:
pe quistu te amanu le vagnone:
ieni, sciamu!
Famme trasire intra alle stanze toe,
presciamuni l’amore megghiu de lu mieru
 
(dalla versione in salentino di Fabio Tolledi) 

 

Astragali Teatro
Fabio Tolledi - Fabrizio Lelli -Doriano Longo
Mandy Feingers - Jonathan Maman - Even Cohen
 
 
Un percorso attraverso il Cantico dei Cantici o semplicemente Cantico,
che  in ebraico è shìr hasshirìm e in latino  Canticum (canticorum). Alla trascrizione in neo salentino di Fabio Tolledi , per lo spettacolo
 “Q - il cantico dei cantici per lingua madre”  del 1999, si accompagneranno  
Doriano Longo
, che suonerà la viella, antico e difficile strumento a corde medievale,
e si cimenterà con la messa in musica dellla partitura presente nel quadro di Caravaggio “ Riposo durante la fuga in Egitto”, 
gli
studenti della “Ofeq per giovani di talento” di Gerusalemme,
coordinato dal prof. Mandy Feingers;                                                                                                 il lettore/allievo Jonathan Maman e il cantore Even Cohen
intrecceranno le sonorità del cantico nella pronuncia tradizionale 
e secondo la melodia sefardita.
Fabrizio Lelli
dell’Università del Salento aprirà una riflessione  
sui diversi testi del Cantico.
Con un ulteriore tessuto di immagini il teatro diverrà luogo del dipanarsi dei misteri di parole liturgiche, antiche, dei misteri di una lingua madre che ancora riesce a dirci della sapienzialità  e del potere evocativo della parola.
 
Si invita a visitare:
 

 


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Omaggio a Mario Verdone
Postato alle 00:40&! nbsp;di& nbsp;mercoledì, 11 marzo 2009
da: [Emmeleia]

 

 Roma, 6 aprile, 1970
 
Caro Mario,
Ti ringrazio della tua lettera e della tua recensione appassionata. Sei sempre un molto caro amico. La tua presenza mi è sempre stata di conforto.
    Adesso sto partendo per Parigi dove penso di fermarmi almeno una settimana, ma quando torno ci vedremo senz’altro.
 
  Un abbraccio,
 
  Tuo,
 
  Federico Fellini 
 
Per gentile concessione dell’Editore Longo (Ravenna)                 
 

 

L’editore Longo saluta i novant’anni dell’autore, documentarista e studioso del Futurismo Mario Verdone, con un Omaggio  della storica rivista «Il lettore di provincia» (giugno-settembre 2008, 168 pp., a cura di Eusebio Ciccotti). Il monografico presenta saggi strutturati per sezioni: letteratura (Eraldo Affinati, Anne Christine Faitrop-Porta, Ermanno Paccagnini, Roberto Ubbidiente, Mario Lunetta, Alfredo Luzi); teatro (Abele Longo, Gianfranco Bartalotta, Cezary Bronowski), cinema (Flavia Brizio-Skov, Roberto Campari, Eusebio Ciccotti, Sergio Micheli); futurismo (Simona Cigliana, Claudio Marchi, Lucia Re). Nella sezione Testimonaze, ricordi di Gianfranco Bettetini, Sofia Corradi, Manoel de Oliveira, Franca Pinto Minerva, Marcello Marin, Josef Pecak, François Proia, Carlo Verdone e Luca Verdone. Nella sezione Lettere, tra le altre, missive inedite di Federico Fellini, René Clair, Manoel de Oliveira.
 
Omaggio a Mario Verdone, «Il lettore di provincia», giugno-dicembre 2008. Editore Longo (Ravenna).

 


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Domenico Modugno: U pisci spada
Postato alle 00:05&! nbsp;di& nbsp;martedì, 03 marzo 2009
da: [Emmeleia]

 

 

 

 

Chist’è ’na storia
d’un pisci spada
storia d’amuri….
Dai e dai lu vitti lu vitti lu vitti
pigghia la fiocina accidilu accidilu accidilu ahh…
te pigghiaru ’a la fimminedda drittu drittu ’ntra lu cori
e chiancìa di duluri ahi ahi ahi ahi ahi ahi ahi
e la varca la strascinava e lu sangu ni curria
e lu masculu chiancìa ahi ahi ahi ahi ahi ahi ahi
e lu masculu parìa ’mpazzutu
mi dicia bedda mia nun chiancìri
bedda nun chiancìri
dimmi tia c’haju a fari…..?
Rispunnia la fimminedda
ccu nnu filu e filu ’i vuci
scappa scappa amuri miu
’ca sinò t’accidunu…
No no no no no amuri miu
si tu mori vogghiu murìri ’nzemi a tia
si tu mori amuri miu vogghiu murìri….
Ccu nu saltu si truvàu ccu issa
’ncucchiu ’ncucchiu cori a cori
e accussì finìu l’amuri
di du’ pisci sfurtunati….
Dai e dai lu vitti lu vitti lu vitti
c’è puru lu masculu
pigghia la fiocina accidilu accidilu ahhh…
Chist’è ’na storia
d’un pisci spada
storia d’amuri.

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