Postato alle 01:05&! nbsp;di& nbsp;giovedì, 29 gennaio 2009
da: [
Emmeleia]

(Barry Sharf)
Il mondo si condensa nella goccia
che cola, colma evaporata
vischio dolcezza, umido di miele
tra le gambe tu pensi e tu non vedi
come lo squarcio sia su dentro ficcato,
chiamalo cuore cervello morbidezza
sorgente che continua si dissangua
e nella vena d’acqua trascolora scorrendo
da risacca a increspatura dove non sai,
straniero al senno e ai sensi,
che sgorgo effondo goccia mi raddenso
trabocco sboccio, liquefatta, mondo
e tu non senti il battito del giorno.
da Viola Amarelli, Fuorigioco, edizioni Joker (2007)
Postato alle 00:22&! nbsp;di& nbsp;martedì, 27 gennaio 2009
da: [
Emmeleia]
(Roberto Russo)
A volte diventava necessario raccontarmi per pareggiare i conti. Ai ragazzi non piace parlare e basta. Non a loro, almeno. Sono stati ascoltati già troppe volte e la storia sembra non appartenere più a loro. Altre volte, invece, basta una frase. Sono entrata in quella casa con il mio collo alto bianco, i pantaloni gessati sotto a un cappottino grigio. Non volevo essere diversa dal solito. Era l’ora della colazione e non aspettavano visite. Serena, la responsabile della casa, invece, mi attendeva. Mi accolsero una quarantina di occhi in pantofole e Serena, dritta malgrado gli anni. Non mi chiese nulla mentre i ragazzi mi circondavano: erano di tutte le età e non tutti italiani. Nel giro di un attimo, mi ritrovai con un bambino in braccio e gli altri intorno a chiedermi se fossi un’altra operatrice.
Postato alle 00:25&! nbsp;di& nbsp;sabato, 24 gennaio 2009
da: [
Emmeleia]
(Michael McDyer)
Blu
Una nenia blu cantava una sera
e un prato di stelle ne ascoltava il pianto:
chi abita il mare riconosce la sua stella
lo ha imparato negli anni
sulle barche senza vento
Suggestioni sconnesse
il vento dibatte
ed il mare fissa il tempo della navigazione,
tutto è fermo in scuotimento:
anche i pensieri si agitano
e sedimentano
***
sebbene voglia affogare
nel rosso d’un fondo vuoto
raccolgo graffi negli artigli
mentre scotenno parole disossate
e brina d’ombre sui vetri
****
fremito d’aria e d’ossa
nell’ira del giorno che non dà requie
al tempo del pane e del sonno.
Postato alle 00:24&! nbsp;di& nbsp;domenica, 18 gennaio 2009
da: [
Emmeleia]

(Zazie)
Appena sveglio
Sembra, che debba entrare a far parte anch’io
Della teoria del mazzo di carte
Una volta in acqua ho incontrato il lamento di una medusa
La terra trasuda pini e tombe insieme
Un cumulo di ossa che nemmeno gli dei hanno saputo collocare
Ci nascondiamo nella paura
È quel che ci riesce meglio
Il viaggio di Dante non è per niente finito
Era l’introduzione per presentare il mondo
Prima dell’avvento del sole dopo la fine dei ghiacci
Ho avuto in sorte foglie e roveti
Proprio come in questo caso, non volevo staccare queste parti
È stato un errore di digitazione
Una porta aperta per caso
Un puro fraintendimento
Solo le rose hanno resistito alla neve
Non ricordo se ne trovarono all’inferno
Tra le rovine o in un giorno pieno di sole
Virgilio aveva il fiato corto
Inciampava tra le parole come fossero rocce
La stessa pace di un cimitero di provincia americana
Con il rumore del grano
La stessa pace di un cimitero di provincia italiana
Con la stessa luce di bellezza
So bene anch’io che non a tutti è data la veggenza
Di avere un terzo occhio
Di avere una diversità
Di come l’amore non tolleri intrusioni più del potere
Ben presto saremo ombre che si aggireranno per casa
Soggetti per racconti
Di novembre mi piacciono solo i crisantemi
Perché sopportano la pioggia
Mi concedo il diritto di giudicare un mese in rapporto ai miei ricordi
Dal cielo mi insegue una stella
“ogni dono è diverso da ogni dono”
“non so nulla su tutto quell’oro”
È andata così
Del resto in un sogno colorato era già accaduto
Il labirinto incombe
Appena sveglio il giorno dopo
Sono stati due mattini uguali
Con le stesse notizie dei telegiornali
Lo stesso caffè
La stessa ora
Una terra oscura
Un uomo vestito di nero si vantava del potere delle rose
Ha inventato una storia bellissima
In un angolo dell’anima c’era un vecchio leone
Dall’altra il filo spinato
Mi ha accolto con freddezza
Forse non voleva intrusioni
Mi ricordo di aver parlato con mia moglie
Di un dinosauro che parlava il greco
E il dialetto dei moicani
Gli occhi avevano alberi e cielo da guardare
C’era una bolla d’aria e giocatori di scacchi
Una cosa così
I pesci grandi mangiano i pesci piccoli
Le formiche trasportano due granelli alla volta o anche quattro
Un carro non riesce a sfuggire come gli altri
Benché abbia sei ruote
Capisco bene che tra un po’ bisognerà svegliarmi dal fondo
Non voltarti verso la luce, mi dimenticherai
Dall’indomani all’alba non passa che un minuto o due
Tra me e te c’è un inezia, come mille miglia
“Il grifone ha perso le ali, in prospettiva ci attende il ritorno del focarius”
Le lucciole erano insieme a macchie di mirto
Al cavaliere spettava la misericordia
Il grillo non parla più
Nessun interrogatorio delle nuvole da parte di uno sciamano
Disperatamente cerco la stessa pace
Vale vivere, non vale morire
Questa è la parte che mi piace meno
Un tenero barbaro si aggira per la foresta
Come mille anni prima, come mille sogni prima
Allora le lacrime sul cuscino sono vere,cadute dal sogno
Ho più stelle di quante ne possedevo l’ultima volta che ci incontrammo
Ho imparato presto che quando si rimane soli l’amore si diffonde
Con gli anni ho imparato a fissare lo sguardo nel buio
Postato alle 00:31&! nbsp;di& nbsp;martedì, 13 gennaio 2009
da: [
Emmeleia]

CADERE
cadere
rincorrendo
il basso
sfracellarsi
in fondo
precipitare
come un'anguria
nella folle
sua corsa
e la fine
sua quando
mostra matura
la rossa sua
polpa e i semi
NERI
come pensieri
di potenziale
suicida
ARS (IM)POETICA
Se fossi un pastore tedesco
desidererei essere una chiave inglese:
un attrezzo o arnese atto a riparare
guasti e storture provocati da mani
poco attente, o inesperte. Non un
cane di razza, una qualsiasi razza di cane
fedele al proprio padrone, no
non mi va proprio.
Meglio riparare strutture che abbaiare
a delle persone senza conoscerle neppure.
Meglio un freddo attrezzo che un cane fedele
a una qualsiasi testa di cazzo.
QUANDO NIENTE HA SENSO
Non c'è niente da dire...né tantomeno da aggiungere...
Ci fosse almeno un minimo di buonsenso che mi dica
un qualcosa oltre a tutto quello che è già stato detto...
(Grigio e immobile come un sacco di cemento
dentro una carriola arrugginita.
Ecco come mi sento.)
Non c'è più fiducia in niente e in nessuno
e anche la poesia è diventata in fin dei conti
poco più di una sega mentale.
E allora prendimi per mano,
troveremo di sicuro un accordo
ne sono più che certo;
una sequenza giusta di note e tessuti,
un posto insomma... dove poter stare al sicuro.
E soli.
Trasmettimi il morbo della felicità
ma fallo con affetto e che l'effetto
non tardi a venire,
purché non debba più tardi avvertire
il dovere di amarti.
da Alessandro Salvi, Piovono formiche carnivore e altre inezie, Aletti Editore, 2008.
Alessandro Salvi (1976), vive da sempre a Rovigno, in Croazia. Sue poesie sono apparse su «La Battana», «Farapoesia», «Niederngasse», «The Muse Apprentice Guild»... Segnalato da Maurizio Cucchi su "Specchio" e "Tuttolibri". Una sua silloge, "Ladro di tamerici", ha vinto il primo premio al concorso d’arte e cultura “Istria nobilissima” del 2008.