cinema, musica, poesia, teatro ed altro...

Tag-board

Commenti

Archivio

Categorie

Visitatori

Chi sono


Il Quaderno di Reb Stein

Info

copyright

Foto recenti

Vedi altri media

Link amici

Contatore

brevi cenni biografici


*
NEOBAR TRASLOCA
Postato alle 16:58&! nbsp;di& nbsp;martedì, 11 agosto 2009
da: [Emmeleia]

 

Neobar cambia casa:
http://neobar.wordpress.com/
 
Vi aspetto!!!
Abele
 
 

Categorie del post: Link Leggi i commenti (9)
Grazie per i vostri: commenti (9)
Segnala il post su:
Abele Longo e Roberto Russo: Il Valzer di Vittorino
Postato alle 11:48&! nbsp;di& nbsp;mercoledì, 15 luglio 2009
da: [Emmeleia]

 

vittorino

                                                           (Roberto Russo)

 
“Ricorda di essersi aggrappato ad una nuvola e di essere rimasto lì per tutto il resto della sua vita.”
 
 
Palazzo Legari, Alessano ore 20.30
 
28 Luglio - IL VALZER DI VITTORINO 
Pièce teatrale di Abele Longo e Roberto Russo
Regia: Ippolito Chiarello
Voci recitanti: Ippolito Chiarello, Nadia Esposito
Musiche a cura di Cosimo Leuzzi (clarinetto) e Rocco Nigro (fisarmonica)
 
 
Il Valzer di Vittorino si ispira alla vita di Vittorino Morciano (Alessano 1918-1990), clarinettista di talento che subito dopo la Guerra rimase vittima di un incidente stradale insieme alla banda per cui suonava. Tutti morti o gravemente feriti, Vittorino fu l’unico ad uscirne illeso, anche se dall’incidente non si riprenderà mai e verrà ricoverato in seguito in manicomio. L’adattamento teatrale mette in scena la vicenda di Vittorino soffermandosi su di un mondo la cui fine coincide, grosso modo, con la morte del protagonista. È lo stesso Vittorino a raccontare la sua storia, nei modi tipici della schizofrenia. Ne risulta una serie di monologhi e di dialoghi uniti per associazioni, analogie, rimandi, in modo da creare tante “soggettive”. Sullo sfondo di un Salento tragico e mitico in cui passato e presente si sovrappongono, prendono forma personaggi che si moltiplicano e diventano uno, frammenti di sogni e realtà raccontati al ritmo di un valzer che non riesce a portare requie a una storia triste e dolorosa.
 
 


Categorie del post: musica, teatro, abele longo, roberto russo, festival il montesardo Link Leggi i commenti (4)
Grazie per i vostri: commenti (4)
Segnala il post su:
Festival Il Montesardo: Programma
Postato alle 10:31&! nbsp;di& nbsp;mercoledì, 15 luglio 2009
da: [Emmeleia]

 

              (Ensemble Terra d'Otranto)

IL MONTESARDO  festival internazionale di musica antica  - X edizione
 
 
Tema della X edizione   Barocco e Neobarocco
 
Ente organizzatore     Regione Puglia e Città di Alessano
 
Direzione Artistica     Doriano Longo  
28 luglio - 1 agosto  NEOBAROCCO
24 agosto - 5 settembre BAROCCO
 
 
NEOBAROCCO    Palazzo Legari, Alessano ore 20.30
 
28 Luglio -  IL VALZER DI VITTORINO 
Pièce teatrale di Abele Longo e Roberto Russo
Regia: Ippolito Chiarello
Voci recitanti: Ippolito Chiarello, Nadia Esposito
Musiche a cura di Cosimo Leuzzi (clarinetto) e Rocco Nigro (fisarmonica)
 
29 Luglio - SCIROCCO 
reading/concerto su poesie di
Abele Longo, Francesca Pellegrino,
Carmine Vitale                                                      
Reading degli autori
Musiche a cura di Rocco De Santis (chitarra) e Doriano Longo (violino)
 
1 agosto -  ALLO SCIROCCO SI FA IL CALLO
La poesia di Francesca Pellegrino
Reading dell’autrice
Musiche a cura di Rocco Nigro (fisarmonica)
 
BAROCCO    
 
24 Agosto - Chiesa di S. Antonio, Alessano ore 20.30
Lieti Giorni di Napoli - op. XI di Girolamo Melcarne “Il Montesardo”
prima esecuzione assoluta in tempi moderni
ENSEMBLE TERRA d’OTRANTO
Alberto Allegrezza (voce, flauto a becco), Francesca Santi (soprano)
Doriano Longo (violino barocco, concertazione e direzione) Luca Tarantino (chitarra spagnola), Pierluigi Ostuni (tiorba), Michele Visaggi (cembalo)
 
25-27 agosto - Palazzo Legari, Alessano 
Le opere per cembalo di Händel
Master class di cembalo - docente EGON MIHAJLOVIC
 
26 Agosto - Chiesa di S. Antonio, Alessano ore 20.30
Omaggio a Händel nel 250° anniversario della morte
EGON MIHAJLOVIC cembalo
 
28 agosto - Chiesa di S. Antonio, Alessano ore 20.30
Giovanni Paisiello - Dodici Capricci e Rondò
prima esecuzione assoluta in tempi moderni
Cembalo - Egon Mihajlovic
Violino barocco - Doriano Longo
Concerto offerto dall’Istituto Internazionale “Musica Antiqua Perast” (Montenegro)
 
30 Agosto - Chiesa Madre, Montesardo ore 20.30
Movere et Delectare - Concerti in stile italiano
Ensemble del festival
direttore: Jerome Correas
 
31 agosto - 5 Settembre   
Concerti, Corsi e seminari
a cura dei docenti del Dipartimento di Musica Antica del Conservatorio di Lecce
 
 
 
  
 
 
 
 

Categorie del post: musica, poesia, teatro, festival il montesardo Link Leggi i commenti (7)
Grazie per i vostri: commenti (7)
Segnala il post su:
Nina Maroccolo: Malestremo
Postato alle 17:17&! nbsp;di& nbsp;domenica, 12 luglio 2009
da: [Emmeleia]

 

 
Mercoledì 10 giugno 2009, a Roma, presso la Sala Convegni del Museo Teatrale del Burcardo, l'Associazione Culturale Reprò, il Sindacato Nazionale Scrittori e la Siae hanno premiato la scrittrice e poliartista Nina Maroccolo, vincitrice della seconda edizione del Concorso di Letteratura on-line della rivista "Le Reti di Dedalus" con il racconto Malestremo. Nina ha trasformato la lettura del suo racconto in una performance meta-teatrale a sorpresa, coinvolgendo anche il pubblico presente.
 
Ecco la motivazione del Premio:
 
Nei testi di Nina Maroccolo si rinviene la forte attitudine a mescidare prosa narrativa, poesia e teatro, abbattendo steccati formali e, in fondo, fittizi, aspirando ad una sorta di scrittura totale che pulsa e respira obbediendo a traiettorie espressive sempre originali che non si peritano di incrociare bagliori lirici e prospettive storiche e concettuali, mettendo in connessione ed interfaccia campi semantici anche assai diversi. C’è, inoltre, nei suoi testi una viva coscienza civile e politica come si evidenzia in Annelies Marie Frank, composita opera scenica ispirata alla tragedia di Anna Frank, morta nel lager di Bergen-Belsen, o nel racconto Malestremo che ricama diacroniche visioni ed estrose congetture a partire dal mistero della scomparsa del fisico Ettore Majorana. La circolarità della parola letteraria di Nina Maroccolo ci sembra, quindi, che rifletta bene il flusso ‘eternaneo’ (come avrebbe detto Gianni Toti) e i processi multi-link in atto e ‘in progress’ nelle ciber-scritture della Rete”.  
 
 
 
Malestremo
 
 
 
Vedendo le dita del suo dolce amore trafitte dall’ago, un gioielliere tedesco,   tale Nicola Bescoten, inventò il ditale e glielo portò in dono, impresso in oro massiccio. Vedete come sono sentimentali i tedeschi? Per alleviare le impercettibili trafitture di un ago t’inventano il ditale: poi ci ripensano e creano la bomba atomica.
 
 
dal Dizionario enciclopedico dell’Amore
di Nizza & Morbelli, Roma 1948
 
 
 
Cosa direbbe il ragazzo di via Panisperna, Ettore Majorana, che mai avrebbe scisso l’atomo umano in due? Preferì scomparire, senza santimonia, nel tratto acheròntico Napoli-Palermo.
  
 
   Bastasse un ditale, a proteggere l’impronta orliccia di quell’indefinibile malestremo chiamato identità! Come se un qualsivoglia, mondano filosofo putredinista designasse l’origine di meravigliosa trina solo in un impalpabile battesimo d’inchiostro – e con estremo cordoglio.
   Anche lei non mostra convinzione: oscilla la testa, esprime discorde movenza.
   “Non va, proprio non va!,” e si punge il dito coll’ago da cucito. Lei che tende al guasto, all’istanza riparatrice, rammendando il calzino sfilaccicato in cui vive. Ed ora, il ditale, resta per terra. 
 
   Ogni persona che veramente ami, impallidisce dinnanzi al caro bene – si rileva dalle Corti d’Amore d’un tempo. Eppure ogni amore reclama un suo primato, mira alla quantità del sentimento: alla contabilità del dare e dell’avere. Sebbene non funzioni sempre così, e lei, Andromaca, lo sapesse bene, pur continuando – replicando quel pensiero da protocollo amministrativo – a bucarsi le dita per lo sdegno.
   L’identità c’entrava eccome, in quel suo malessere. Ma l’amore è amore, e non bastava, non basterà un ditale a pungerne l’immortalità. Né sommessa fraudolenza.
 
   Lei sente che potrebbe svenire a questo pensiero:
   “Dov’è il mio bene? Sono ospite d’un calzino, ma il tuo piede è assente. Due soluzioni in assolo. Due identità mancanti… Ciò che a ognuno è dovuto?!
   Dovremmo essere qui, amanti negli stessi calzini, anche ladri delle stesse monete, se serve!”
 

Categorie del post: letteratura, teatro, nina maroccolo Link Leggi i commenti (23)
Grazie per i vostri: commenti (23)
Segnala il post su:
Carmelo Bene - Dall'Adelchi di Manzoni
Postato alle 18:53&! nbsp;di& nbsp;mercoledì, 08 luglio 2009
da: [Emmeleia]

 

 

Coro

Dagli atrii muscosi, dai fori cadenti,

Dai boschi, dall'arse fucine stridenti,

Dai solchi bagnati di servo sudor,

Un volgo disperso repente si desta;

Intende l'orecchio, solleva la testa

Percosso da novo crescente romor.

Dai guardi dubbiosi, dai pavidi volti,

Qual raggio di sole da nuvoli folti,

Traluce de' padri la fiera virtù:

Ne' guardi, ne' volti, confuso ed incerto

Si mesce e discorda lo spregio sofferto

Col misero orgoglio d'un tempo che fu.


Categorie del post: teatro, carmelo bene Link Leggi i commenti (5)
Grazie per i vostri: commenti (5)
Segnala il post su:
Michelangeli plays Galuppi
Postato alle 18:20&! nbsp;di& nbsp;domenica, 05 luglio 2009
da: [Emmeleia]

 

 

 

 


Categorie del post: musica Link Leggi i commenti
Grazie per i vostri: commenti
Segnala il post su:
Malos Mannaja: Incontri
Postato alle 09:39&! nbsp;di& nbsp;venerdì, 03 luglio 2009
da: [Emmeleia]

 

 

                                        (Susy Navon)

 

Il vecchio pedalava agile, vestito di stracci, mentre la bicicletta cigolava giringiro, lasciando dietro di sé soltanto un flebile ronzio. I capelli brizzolati sparsi, a rovi, davano alloggio a un sottobosco brulicante di mosconi, grossi come more. Alcuni di essi, sferzati dal vento, perdevano l’appiglio, smarrendosi in codazzo lanceolato.
Rimasi sorpreso notando che lo sconosciuto conduceva al laccio una nutria brunastra grande quanto un cane, la quale, nonostante il corpo tozzo, mulinava le zampette sopravanzando a tratti il velocipede.
Ad ogni lieve strattone, il guinzaglio di spago teso vibrava in mi minore.
Dooo-iiiiii-nnng…

Fu un attimo.
I raggi della bicicletta si confusero con quelli del sole pomeridiano e il vecchio cadde, seppure rialzandosi praticamente illeso. Non appena ebbe controllato le condizioni delle ruote, lo strano individuo tornò per qualche metro sui suoi passi, fermandosi davanti all’uscio di casa mia.
Puzzava di canale di scolo a cielo aperto. Intuendo lo spasmo pre-agonico della mia piramide nasale, il vecchio sorrise discolo e mi domandò.

- Scusi, dove è?

Puntai la zappa sul terreno e mi appoggiai col mento, chiedendo lumi.

- Chi?
- Lei… dov’è?
- Mia moglie?
- No. Le sto dando del lei, per una forma di rispetto, ma intendo tu: allora, dov’è lei?

Categorie del post: letteratura, malos mannaja Link Leggi i commenti (8)
Grazie per i vostri: commenti (8)
Segnala il post su:
Maggie Butt: Lipstick
Postato alle 09:38&! nbsp;di& nbsp;mercoledì, 01 luglio 2009
da: [Emmeleia]

 

Rossetto
 
In guerra le donne mettono il rosso
tubetto rotante scarlatto e carminio
non in memoria del sangue versato
ma come segno del cuore che batte.
 
Il cremisi colore dei poeti
zittiti perché contro la tortura,
il vermiglione colore dell’arte
che resiste anche quando confinata,
 
il ciliegia che sconfigge le bombe
i cecchini sulle file del pane,
e il rubino di ragazze che ballano
il tango tra le braccia della morte.
 
 
Stando alla fotografa Jenny Matthews, le donne usavano rossetti dai colori vivaci durante i conflitti in Bosnia e in Afghanistan. La rivista Max conferma che lo stesso succedeva ai tempi della Seconda Guerra Mondiale.
 
Traduzione di Abele Longo
 
Lipstick
In war time women turn to red
swivel-up scarlet and carmine
not in solidarity with spilt blood
but as a badge of beating hearts.

This crimson is the shade of poets
silenced for speaking against torture,
this vermillion is art
surviving solitary confinement,

this cerise defies the falling bombs
the snipers taking aim at bread-queues,
this ruby’s the resilience of girls
who tango in the pale-lipped face of death.
 
 
Pubblicato nel 2007 da Greenwich Exchange, Lipstick, raccoglie molte delle poesie di Maggie Butt apparse precedentemente in antologie e proposte in diversi programmi culturali di BBC Radio 4. Maggie è tornata alla poesia dopo aver lavorato per molti anni per la BBC come giornalista e produttrice di documentari. E’ attualmente a capo del dipartimento di Media and Creative Writing della Middlesex University di Londra.
 
 

Categorie del post: poesia, abele longo, maggie butt Link Leggi i commenti (8)
Grazie per i vostri: commenti (8)
Segnala il post su:
Mario Verdone: Un senso di eternitĂ 
Postato alle 21:03&! nbsp;di& nbsp;lunedì, 29 giugno 2009
da: [Emmeleia]

 

 

                                           (Giuseppe De Nittis)

...
GUIDO - E le donne... per te come sono? Cose reali?
GIOVANNI – Le donne... Bisogna vedere quali...
GUIDO – Quelle che hai amato tu, direttamente, e che poi sono scomparse dalla tua vita, quelle sono proprio come tutte le altre cose reali... Ma ci sono anche di quelle, non mie per esempio, ma di altri, che anche a ricordarle dopo tanto tempo pigliano sempre un senso di eternità...
GIOVANNI – Che vuoi dire?
GUIDO – Questo: sei mai stato attratto, tu, soltanto a sentirne parlare, dalle donne degli altri?
GIOVANNI – Io no...
GUIDO – E io sì, invece... O perlomeno ho avuto per queste donne una simpatia che era più che amicizia. Conoscevo soltanto le loro parole e il loro modo di amare. Ho avuto desiderio di incontrarle e di diventare loro amico.
          Nate, per me, dalle confidenze dei miei amici, scomparivano troppo presto e avrei voluto che per me continuassero a esistere... Più presto di loro, però, finiscono quasi tutte le cose reali, che sono state nostre o che ci hanno interessato. Quelle donne, invece, anche se ce ne ricordiamo dopo tanto tempo, pigliano sempre un senso di eternità.
GIOVANNI – Il motivo c’è. Frequentare qualcuno è sempre seguirne l’evoluzione, assistere a qualcosa che non si ferma, che cambia e che fluttua, che offre alcuni motivi di conferma e molti di cambiamento. Più spesso di cambiamento. Il quadro, invece, che te ne fa un altro, rimane fermo. Ecco perché è più facile cogliere in un quadro, o in un racconto, un senso di eternità.
[...]
 
 
Da Mario Verdone, ‘Davanti al ponte di ferro’, atto da camera, in Correre per vivere (Editoriale Sette, Milano)
 
 
La produzione letteraria di Mario Verdone include oltre a poesie, traduzioni e resoconti di viaggi, tutta un’opera che possiamo collocare nell’ambito del teatro da camera, di un teatro cioè pensato per piccoli ambienti, per una lettura da leggio o radiofonica, che si caratterizza per la brevità del testo e il numero ristretto dei personaggi. Kammerspiel è il termine con cui questo genere è conosciuto nei Paesi di lingua tedesca dove si è sviluppato con un repertorio molto ricco, contrapponendosi al teatro tradizionale per la sua natura lontana dalle logiche commerciali (il rifiuto del divismo in favore dell'equilibrio d'insieme). Così come per la musica da camera, ci troviamo di fronte a un genere che, pur proponendo per grandi linee la struttura di opere di respiro più ampio, non va considerato come minore ma come genere a sé. Infatti, nonostante si parli di teatro, ci troviamo di fronte a dei testi che hanno spesso una loro autonomia, che non si configurano in confini rigidi e si prestano a diverse possibilità di adattamento.  
[...]
Nonostante i  lavori di Verdone vadano dagli inizi degli anni Sessanta alla fine dei Novanta, compongono un’opera omogenea, in sè compiuta, caratterizzata da determinati elementi narrativi e stilistici. Emerge innanzitutto Siena (città dove l’autore ha vissuto fino all’età di ventiquattro anni)  come luogo privilegiato della rappresentazione i cui ambienti, ricreati nei dettagli, rivivono nei dialoghi dei personaggi. Si tratta di storie che hanno la famiglia come nucleo centrale di cui vengono evidenziati i moti interni dell'animo e le dinamiche psicologiche dei suoi componenti. Si avverte inoltre l’influenza del cinema nell’uso del flashback, di dialoghi brevi e concitati, e nel “montaggio” fluido dei vari quadri che proietta lo spettatore in diversi periodi di tempo (anche storici) oltre che in nuove situazioni drammatiche.
[...]
Davanti al ponte di ferro (1961) richiama a certe intuizioni di Pinter, abbiamo infatti dei personaggi in apparenza normali che si trovano a vivere situazioni inconsuete, mentre cercano di darsi delle risposte che rivelano soprattutto le loro insicurezze e fobie. Come in Federigo Tozzi, veniamo rapiti dal flusso dei pensieri e delle immagini del protagonista, un pittore il cui mondo sembra essere emanato dalla sua stessa tavolozza.
Quest’atto unico diviso in tre scene ha dei dialoghi più propriamente teatrali. Si sofferma sul non detto e le parole si caricano di significati diversi diventando indizi per possibili chiavi di lettura della storia che Giovanni, il protagonista, racconta all’amico Guido in una notte fredda a Roma. Il racconto di Giovanni, che approfitta della permanenza a Siena a casa di un suo zio per sedurre la moglie di lui, va oltre le implicazioni solite del classico triangolo. Non sembra essere la passione a muovere Giovanni quanto una sorta di noia esistenziale che lo porta, come in un gioco, a volersi disfare di tutto e di tutti, anche dello stesso zio da cui dipende economicamente. Forse tutto un gioco è la stessa storia di Giovanni che sembra confezionata apposta per Guido, in continua ricerca di storie altrui, capace di essere attratto da una donna «soltanto a sentirne parlare». Mentre le cose “reali” sono destinate a scomparire, come osserva Giovanni a proposito di un ponte che sta per essere demolito, le storie immaginate hanno invece una vita più duratura. Il fazzoletto dell’amata che Giovanni dà alla fine a Guido potrebbe non essere altro che un espediente per sbarazzarsi di Guido che saluta con un addio.
[...]
 
Abele Longo
 Da ‘Mario Verdone - Esegesi di un teatro da camera’ in Omaggio a Mario Verdone, a cura di Eusebio Ciccotti, giugno-dicembre 2008. Editore Longo (Ravenna).
 
 


Categorie del post: libri, teatro, abele longo, mario verdone Link Leggi i commenti (2)
Grazie per i vostri: commenti (2)
Segnala il post su:
E' morto Mario Verdone
Postato alle 19:27&! nbsp;di& nbsp;venerdì, 26 giugno 2009
da: [Emmeleia]

 

 

 E' MORTO MARIO VERDONE  ALL'ETA' DI 91 ANNI.

Eusebio Ciccotti: "Con Mario Verdone se ne va un grande uomo. E il Novecento è finito davvero" .
    
Oggi 26 giugno alle ore 16 veniva a mancare a Roma, Mario Verdone, padre di Carlo Verdone. Eminente studioso del Novecento, poeta, drammaturgo e scrittore. Ho chiesto a caldo ad Eusebio Ciccotti, allievo, assistente e amico di Mario Verdone dal 1980, curatore di alcune sue opere e di un recente Omaggio a Mario Verdone (Longo, Ravenna) presentato in questo blog, un ricordo del suo maestro:
   
    Eusebio Ciccotti :  "Sono molto addolorato, l'ho sentito cinque giorni fa dalla clinica. Mi ha detto: 'Non è una cosa bruttissima ma neanche bella. Ti saluto con affetto, Eusebio' . E io di rimando: 'Ti aspetto a casa'.
   
    Abele Longo: Quale è stato il ruolo di Mario Verdone negli studi del cinema e dello spettacolo nel '900?
   
    E.C.:  Centrale. Studioso di tutte le arti, era amico di René Clair, Vittorio De Sica, Roberto Rossellini, Federico Fellini, Manoel De Oliveira e tanti altri registi. E' stato un vero studioso comparatista, prima che la comparatistica venisse insegnata nelle univeristà. Sapeva collegare magistralmente le diverse arti sia a livello storico e stilistico che teorico.
   
    A. L.: Credi che la sua opera sia ancora da studiare a fondo?
   
    E.C. Sicuramente su Mario Verodne, nei prossimi anni ci saranno studi, tesi, libri e convegni, Molto è ancora da studiare della sua opera saggistica e creativa. Con la scomparsa di Mario Verdone finisce veramente il Novecento. Manoel de Oliveria lo ha definito un "fine studioso".
   
                                                                                                                     
                                                                                                                      Abele Longo
   
                                                                                 Londra-Roma, 26 giugno 2009, ore 19.00
   
 

 

 

 

 

Ciao Mario.

 

 


Categorie del post: poesia, cinema, letteratura, teatro, mario verdone Link Leggi i commenti (7)
Grazie per i vostri: commenti (7)
Segnala il post su:
R. Hoban, D. Andersen: Door
Postato alle 13:43&! nbsp;di& nbsp;mercoledì, 24 giugno 2009
da: [Emmeleia]

 

 

 

 


Categorie del post: cinema, animation, r hoban, d andersen Link Leggi i commenti (3)
Grazie per i vostri: commenti (3)
Segnala il post su:
Stefano Turi: A volte dimentico di scrivere i titoli
Postato alle 22:50&! nbsp;di& nbsp;mercoledì, 17 giugno 2009
da: [Emmeleia]

 

 copertina

 

 

Nocturna
 
resterà una ruga, che so
una medaglia da offrire
quando tutti o quasi
tutti pronti a scappare tu vieni
a dirmi ma che ne sai dell'urlo del tempo
-che ne sai. Adesso corri, senza
farti pregare!
Arrampicati maniglie dislessiche la
castità di un portone, i padri a seguire
le madri in noncuranza di fiori e tu che ne sai
dei singhiozzi del mare,
di un temporale -che ne sai.
Da qualche parte c'è vita dicono
dei girasoli che non passeggiate di gambe
possibili solo torsioni
del cuore. L'importante è non
lasciarsi inseguire e su
e giù per i treni
catatonici le grandi città
sbirciate in scampo
al dormiveglia e che te ne fai
di un finestrino appannato,
di un sogno schiacciato -guardami bene
che te ne fai
di una giacca stirata il silenzio
si riconosce dall'abito buono.

Se questo mondo vuole andare
a dormire -dimmi
tu che ne sai.
 
Lacrima di riso in salsa jazz
 
coriandoli d'erba e un percorso
impreciso verso il quale scagliarsi:
destino di nuvola ai tuoi piedi
piove
forse fuori
piove il cielo si capovolge in assenza
di gravità e questa notte
avrà comodini non abbastanza
sicuri a sorreggere
palpitazioni

ma non è tempo -ancora
come vedi
non c'è spazio tra le matite
colorate dimettono sogni
in avanzo
di pasto dall'infanzia
e ricordo ben poco
delle fotografie o degli arcobaleni promettendoci
quante speranze affusolate in una
stretta di mano
in un bacio
un addio -ecco
sto parlando di te

nebbia che bevi pensieri
che hai trascinandoci collo spezzato il mento
già prenotato tra i palmi -ad ogni modo
ciascuno nel proprio maglione
di freddo e l'inverno l'inverno
a scucire
cicatrici di sole e indolenza
per i calendari

..non avessimo regole
da rispettare..

tra le foglie
blaterate dal vento
ti sorrido con gli occhi
l'ovvietà di un arrivo

E se questo fosse addio

 
sporco venerdì di fine
marzo e caramelle d'anima
scartate in corse
d'autobus serali,
masticando senza
mete probabili ma coerenti
nell'isterico ripetersi
capolinea/un posto
altrove

da queste parti nuvola
sputa nuvola e smista briciole
di cielo nelle tasche
di tabacco troppo
secco da rollare tra le
circa dieci
quasi mie
dita
inesistenti

beh -se questo fosse
addio, certamente lo direi
che non somiglia ai funerali
mascherati, poesie calpestate
da copioni per salotti
tra scrittori appena
nati purtroppo
ancora
forse troppo
vergini

e ti direi
che se fosse acrobazia ingravidare
di luna
questo cielo, ti porterei
indisturbato una bottiglia
collaudata sull' abisso
dei miei titoli
di coda che chiudendo
nel crepuscolo asfissiante
di un inverno hanno presto
imparato
a balbettare la parola
fine.
 
 
http://www.liberodiscrivere.it/biblio/scheda.asp?IDOpere=133994
 

 

Presentandoti un io qualunque
 
Dentro queste stanze, si versano parole liquide da bere, come un invito all’ascolto, un’esortazione a guardare ciò che va oltre il solito scenario delle cose. L’autore è costretto dentro l’improbabilità di sapersi integro dentro questo frantumarsi di vita attorno che arriva a frammentargli il verso, in un’aberrazione che - a tratti lacerante - gli cerca uno spazio, quasi gridando.
 
In questa dimensione la sua poesia è urlo isolato, soffocato dentro pareti poco adatte a contenerne il peso: come fossero la casa di cartone di un clochard che vive funambolando la chimera di una libertà assoluta. Felice solo di esistere.
Un urlo di incondizionata preghiera di ascolto e comprensione, gridato dentro monologanti parole colloquiali, che lo isolano dal frastuono qualunquista della quotidianità.
Un urlo accartocciato dentro condizionali speranze di pace, con le quali “il nulla avrebbe di certo / scatole decenti / in cui poterci ospitare”, e che si scontra con lo stereotipo materiale della vita, aggravandogli il passo di un peso tanto più grande delle proprie forze, da invitarlo ad arrendersi.
Una resa come una sedia sulla quale riposare l’affanno di questa impotenza svilita. Disperando un qualche conforto dal cielo. 
 
La sua poesia è un treno che percorre traiettorie senza una destinazione definibile, un viaggio col solo bagaglio dei propri pensieri, su binari che vanno verso quel posto in cui finalmente trovarsi.
I finestrini sono lo specchio degli occhi, dove la vita scorre insieme a paesaggi e persone sempre diversi, vagoni come contenitori di anime che cercano soste fuori dal respiro viziato dei propri anni. Fermate e stazioni che sono il corpo di una frammentazione del verso che diventa gocciolante nelle chiuse, parole sospirate da un fiato corto e stanco che vorrebbe solo rifiatare la corsa, per poi riprendere il viaggio.
Un viaggio che è la vita, quindi, a te che leggi, “a te che affoghi gli occhi / cercando una ragione”, “siediti - sul crinale di queste parole”, ed ascolta quest’uomo.
 
 
di Francesca Pellegrino

Categorie del post: poesia, stefano turi Link Leggi i commenti (8)
Grazie per i vostri: commenti (8)
Segnala il post su:
Rosaria Di Donato: a pierpaolo pasolini
Postato alle 17:05&! nbsp;di& nbsp;martedì, 16 giugno 2009
da: [Emmeleia]

 

 

 

pierpaolo non posso
stasera scrivere di te
ora devo dire
dei clandestini che affondano nel mare
 
commercio disumano
vite-mercescaduta scempio
genti condannate a non esistere
dall’abisso divorante di sabbia ed acqua
 
ma più abissale ancora
in questo tempo
di sviluppo tecnologico globale
la contraddizione
che uniti vede gli aggettivi
global e diseredato
che opposti vede i sostantivi
libertà e perduto
 
la morte non è sempre assassina
un angelo protegge i senzavolto
 
affondano nel mare clandestini
ma diseredati alla coscienza
tornano seppur sconfitti
 
la storia è loro
 
 
Rosaria Di Donato, da Lustrante d’acqua, Genesi Editrice 2008
 
 
http://viadellebelledonne.wordpress.com/2008/12/19/lustrante-dacqua-di-rosaria-di-donato/
http://viadellebelledonne.wordpress.com/2008/12/19/lustrante-dacqua-di-rosaria-di-donato/
 
 
 
 

Categorie del post: poesia, pasolini, rosaria di donato Link Leggi i commenti (15)
Grazie per i vostri: commenti (15)
Segnala il post su:
Pasolini: Alla mia nazione
Postato alle 06:11&! nbsp;di& nbsp;martedì, 16 giugno 2009
da: [Emmeleia]

 

 

 

Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico
ma nazione vivente, ma nazione europea:
e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto il male: colpa di ogni male.
Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.
 
 

Categorie del post: poesia, pasolini Link Leggi i commenti (3)
Grazie per i vostri: commenti (3)
Segnala il post su:
Danza a scherma (Salento)
Postato alle 15:07&! nbsp;di& nbsp;domenica, 14 giugno 2009
da: [Emmeleia]

 

 

 

Dopo quattro giorni parto da Napoli; fermata a Cajanello, nella caserma dei carabinieri; conosco i miei compagni di catena, che verranno con me fino a Bologna. Due giorni a Isernia, con questi tipi. due giorni a Sulmona. Una notte a Castellammare A., nella caserma dei carabinieri. Ancora: due giorni con circa sessanta detenuti. Vengono organizzati dei trattenimenti di occasione in mio onore; i romani improvvisano una bellissima accademia di recitazione, Pascarella e bozzetti popolari della malavita romana. Pugliesi, calabresi e siciliani svolgono un’accademia di scherma del coltello secondo  le regole dei quattro stati della malavita meridionale (lo Stato Siciliano, lo Stato Calabrese, lo Stato Pugliese, lo Stato Napoletano): Siciliani contro Pugliesi, Pugliesi contro Calabresi, perché tra i due Stati gli odii sono fortissimi e anche l’accademia diventa seria e cruenta. I Pugliesi sono i maestri di tutti: accoltellatori insuperabili, con una tecnica piena di segreti e micidialissima, sviluppata secondo e per superare tutte le altre tecniche. Un vecchio pugliese, di 65 anni, molto riverito, ma senza dignità “statali”, sconfigge tutti i campioni degli altri “stati”; poi, come clou, schermisce con un altro pugliese, giovane, di bellissimo corpo e di sorprendente agilità, alto dignitario e al quale tutti obbediscono, e per mezz’ora sviluppano tutta la tecnica normale di tutte le scherme conosciute. Scena veramente grandiosa e indimenticabile, per tutto, per gli attori e per gli spettatori: tutto un mondo sotterraneo, complicatissimo, con una vita propria di sentimenti, di punti di vista, di punto d’onore, con gerarchie ferree e formidabili, si rivelava per me. Le armi erano semplici: i cucchiai, strofinati al muro, in modo che la calce segnava i colpi nell’abito.
 
 
Antonio Gramsci, Lettere dal carcere, 11 aprile 1927.
 

Categorie del post: musica Link Leggi i commenti
Grazie per i vostri: commenti
Segnala il post su:
Carmelo Bene: Non esistere
Postato alle 01:48&! nbsp;di& nbsp;sabato, 13 giugno 2009
da: [Emmeleia]

  

 

 
“Solo contro tutti, Carmelo Bene era consapevole di non esistere, davanti ad una massa davvero inesistente, ma convinta di esistere. Una massa informe che, come un cane di Pavlov, applaudiva quando Bene, ad esempio, inveiva contro le tasse, si bloccava perplessa quando, dopo l’applauso, Bene si scagliava contro “Le non tasse”, e rumoreggiava quando i sacri luoghi comuni della famiglia, della vita e della democrazia venivano calpestati e ridotti a ciò che sono: parole, incantesimi, fatalità millenarie.”
Fabrizio Ponzetta
 
 

 

 


Categorie del post: riflessioni, carmelo bene Link Leggi i commenti (2)
Grazie per i vostri: commenti (2)
Segnala il post su:
Guillaume Apollinaire: Se morissi laggiĂą...
Postato alle 01:16&! nbsp;di& nbsp;giovedì, 11 giugno 2009
da: [Emmeleia]

 

calla

Se morissi laggiù al fronte dell’armata
Tu piangeresti un giorno oh Lou mia beneamata
E poi il ricordo di me si spegnerebbe come muore
Una granata che esplode sul fronte dell’armata
Una bella granata simile alle mimose in fiore
 
E poi quel ricordo esploso nello spazio
Coprirebbe del mio sangue il mondo intero
Il mare i monti le valli e la stella che passa
Mentre i meravigliosi soli maturerebbero nello spazio
Come fanno i frutti d’oro intorno a Baratier
 
Dimenticato ricordo vivente in ogni cosa
Arrossirei la punta dei tuoi graziosi seni rosa
Arrossirei la bocca e i tuoi insanguinati capelli
Tu non invecchieresti affatto tutte queste belle cose
Ringiovanirebbero sempre grazie ai loro amorosi destini
 
Il fatale spruzzo del mio sangue sul mondo
Darebbe al sole più viva lucentezza
Ai fiori più colore più velocità all’onda
Un amore inaudito scenderebbe sul mondo
L’amante sarebbe più forte nel tuo corpo allargato
 
Lou se muoio laggiù ricordo che si oblia
-Ricordatene a volte nei momenti di follia
Di giovinezza d’amore e di scintillante ardore –
Il mio sangue è la fontana ardente della felicità
E sia la più felice essendo la più bella
 
O mio unico amore e mia grande follia
 
                                30 gennaio 1915
 
 
Guillaume Apollinaire, Gli amori (Mondadori)
 

Categorie del post: poesia, guillaume apollinaire Link Leggi i commenti
Grazie per i vostri: commenti
Segnala il post su:
Carmelo Bene: Cos’è il Teatro?
Postato alle 19:51&! nbsp;di& nbsp;mercoledì, 10 giugno 2009
da: [Emmeleia]

 

 

 

 

“Nulla esiste e, ammettendo che esista, non potremmo conoscerlo, e se ci fosse possibile conoscerlo, non avremmo alcun modo di comunicarlo. Suona così nei secoli dei secoli il ceffone di Gorgia a quel Parmenide che ha inventato l'essere, identificato con il pensiero.... Ho in orrore parola e pensiero, e non soltanto perché mascherato sotto gli sghignazzi, smorfiato l'autoinganno, l'errore, ma parola e pensiero intesi proprio in quanto illustrazioni-immagini."
C.B.

 


Categorie del post: riflessioni, teatro, carmelo bene Link Leggi i commenti (13)
Grazie per i vostri: commenti (13)
Segnala il post su:
Enzo Campi: Senza titolo
Postato alle 09:01&! nbsp;di& nbsp;martedì, 09 giugno 2009
da: [Emmeleia]

 

 

                                                       Eva Eun-Sil Han
 
 
Non ho lucori
in vita
se non ariosi gesti
in cui rischiare
l’asfissia
e solo
vango
zolla a zolla
le stasi
a delinquere
degli immoti spazi
 
Poco più che altero
vago
vacuo
per chiavi ignave
senza dare fiato
al vento
e il tempo schiuma
l’ombra violata
del limo
in cui condursi
al fondo
 
Cedo al fumo
la traccia che si dissolve
senza aspirare al fuoco
e vengo
al vano
che rigenera
l’ignoto
 
Non ho un credo
in cui svilire
il dogma
se non l’atto inconcluso
di un canto tarpato
e ancora
sogno
metro a metro
il perpetuo moto
in cui sfrangiare
il luogo
 
Poco più che austero
dipingo l’iniquo
per grovigli di piani
e la linea madre
si maschera
nella follia
dell’inespresso
 
Sento il suono
del segno
inciso
ferro a ferro
sull’andirivieni
del corpo
che s’apre
al livore obliquo
della rassegnazione
e invoco l’alba
per attendermi
sulla soglia
e consegnarmi
al pasto dell’incomprensione
 
 
 
 
 


Categorie del post: poesia, enzo campi Link Leggi i commenti (10)
Grazie per i vostri: commenti (10)
Segnala il post su:
Ciprì & Maresco: Il commiato funebre di Totò che visse due volte
Postato alle 00:37&! nbsp;di& nbsp;lunedì, 08 giugno 2009
da: [Emmeleia]
Sono su Filosofi per caso
Ciprì & Maresco: Il commiato funebre di Totò che visse due volte

Categorie del post: cinema, cipri e maresco, abele longo Link Leggi i commenti (2)
Grazie per i vostri: commenti (2)
Segnala il post su: